La chiarezza del contesto familiare e il capro espiatorio

La chiarezza del contesto familare e il capro espisatorio di Gilberto Gobbi

In generale, nella famiglia intermedia, sembra esserci una certa chiarezza tra le generazioni, cioè tra genitori e figli, tuttavia il clima è offuscato di quando in quando da coalizioni tra alcuni membri contro altri: tra due genitori con­tro un figlio, o tra un genitore e un figlio con­tro l’altro ge­nitore. Di norma queste coalizioni, anche se coperte e tem­poranee, causano malessere, indisponi­bilità, un clima aggressivo, forme di ironia e creano, di volta in volta, il “capro espiatorio”, la persona su cui ven­gono scaricate le tensioni. Ha l’effetto di far concentrare più persone in conflitto tra di loro su un solo individuo, che diviene l’obiettivo momentaneo. Ciò crea l’illusione che le tensioni originarie si siano risolte, mentre si sono solo assopite, pronte a riprendere in forma più accentuata, quando si è distolta l’attenzione dal capro espiatorio, a meno che nel frattempo non se ne cerchi un altro.

Vi sono, però delle differenze a seconda dello stile di orientamento, cen­tripeto o centrifugo.

Le famiglie intermedie centripete si caratterizzano per richiedere la disciplina e l’obbedienza attraverso l’intimidazione, la punizione, l’induzione dei sensi di colpa e i ricatti affettivi. La coalizione genito­riale esiste, ma è basata sulla sottomissione di uno dei due, con relativa svalutazione reciproca.

Nelle famiglie intermedie centrifughe il controllo genitoriale è quasi nullo e, quando viene tentato, è inefficace, con richiesta di intervento di uno dei due genitori, quello ritenuto più autoritario, seguito da rimpro­veri reci­proci sull’incapacità educativa e sull’eventuale mancanza di intervento. La coali­zione educativa genitoriale è fortemente traballante e vi è l’esigenza di sot­tomissione alla propria volontà, seguita da sva­lutazione del coniuge di fronte ai figli.

La svalutazione subita innesca una circolarità fatta di ripicche, rim­pro­veri, di ricerca di sopraffazione e di coalizione dei figli contro il co­niuge. Le tregue sono vissute con ansia di attesa e come ri­cerca di tro­vare l’altro in fallo.

Il figlio, che viene coinvolto e richiesto di parteggiare o per l’uno o per l’altro genitore, vive una situazione profondamente conflittuale, in quanto non può fare torto a nessuno dei due – sono suo padre e sua madre – e teme il ricatto affet­tivo sia dell’uno che dell’altro, a seconda della sua posizione che prenderà. La stessa neutralità è difficile da mantenere.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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