A Londra, sopravvissuti alla bufera di neve di Gian Carlo Gobbi

A Londra, sopravvissuti alla bufera di neve di Gian Carlo Gobbi

Ricordo un weekend passato a Londra, qualche anno fa, con mia moglie, in attesa del nostro primo figlio. Passeggiamo con calma tra i viali di un parco, godendoci un terso pomeriggio di marzo con l’aria frizzante e il cielo azzurro, in cui facevano capolino timide nuvolette quasi impaurite. Siamo da poco usciti dalla Tate Gallery, dove ci siamo gustati una splendida mostra sui pittori Turner e Monet, meta principale del nostro breve viaggio. Mentre ci stiamo sedendo su una panchina osservando gli scoiattoli che corrono sul prato, quasi dimenticandoci di essere nel centro di Londra, squilla il mio telefono cellulare. Chi potrà mai essere? Chi osa interrompere il nostro idillio londinese? E perché non ho spento il cellulare?

E’ una chiamata dall’Italia, è mia madre: cosa mai può volere? Sa che siamo partiti, e sa già che stiamo bene. Rispondo.

 “Ecco! Adesso come fate. Oddio! Te l’avevo detto. Poverini!”, incalza preoccupata.

“Di cosa stai parlando?”, replico, non riuscendo a capire.

“Come, di cosa? A Londra è tutto bloccato dalla bufera di neve: due metri di neve, ghiaccio, città paralizzata, aeroporti bloccati! Come farete a tornare indietro?”, esclama a gran voce.

Mi guardo intorno incuriosito e sorpreso, quasi per verificare l’assurdità delle sue parole e chiedo:

“Veramente fa freddino, ma è una giornata limpidissima. Qui neve e ghiaccio proprio non ci sono. Come ti è venuta questa idea?”

“Al telegiornale hanno fatto vedere la città bloccata dal ghiaccio”, sentenzia decisa.

“Veramente no. Sarà stata un’altra città”, tento di ribattere.

“No! Proprio a Londra. Lo dici per farmi stare tranquilla!”

Ci è voluto un po’ per convincerla che non c’era nessun pericolo. Tra le mie parole e le eloquenti immagini televisive, come potevo pretendere di essere creduto? Era la tv ad avere ragione!

(Al nostro ritorno, dopo averci ritrovati sani e salvi e in perfetto orario, mia madre si è scusata, quasi incredula e irritata dall’essersi sentita presa in giro nientemeno che dal telegiornale!)

Placata l’ansia e la preoccupazione di mia madre, ci guardiamo incuriositi e sconcertati e proseguiamo la passeggiata nel parco. Non passano venti minuti che squilla nuovamente il telefonino.

Era meglio tenerlo spento, penso (ora l’ho imparato: si chiama solo per emergenze e si tiene spento, soprattutto in viaggio!).

Stavolta è mia suocera: passo la palla (e il telefono) a mia moglie. Identico discorso, ma stavolta derivante dalla visione del telegiornale della tv di Stato, non di quella privata. Rassicuriamo anche lei e ci guardiamo esterrefatti, come per dire che il mondo sta girando in modo folle.

Devo dire che, contrariamente agli stereotipi, ho la fortuna di avere una suocera non invadente e non apprensiva; il fatto che si sia preoccupata fino a pensare di telefonarci vuol dire che la notizia data doveva essere veramente catastrofica!

Quando racconto questo aneddoto, c’è sempre qualcuno che sorride, dicendo che una cosa simile è capitata anche a lui e che dei telegiornali non ci si può fidare, perché sono sempre esagerati. Episodi simili, ma su tematiche più serie rispetto al brutto tempo, sono presenti in vari libri; li ricordo, ad esempio, raccontati da Tiziano Terzani e da Gino Strada, nei testi che ho citato in bibliografia.

E dire che conosco persone che guardano cinque, anche sei telegiornali al giorno, illudendosi di essere informati!

Ci fanno credere che è nostro dovere tenerci informati su tutto, ma tra così tante informazioni e notizie, spesso sapientemente manipolate, non distinguiamo più tra quelle importanti, essenziali, e quelle meno. Ce ne sono di sempre di nuove, in un susseguirsi schizofrenico senza sosta.

In tv tutto è veloce: le notizie sono flash, e gli eventi perdono di significato proprio perché si accavallano, senza trovare spazio per essere in rilievo; tutto ciò genera confusione e smarrimento. Inondati di input, di stimoli, di dati, di notizie, non sappiamo più distinguere tra quelle importanti e quelle secondarie.

Per una persona che ha la tendenza a essere ansiosa, guardare la televisione diviene molto pericoloso: per lui, è come “darsi la zappa sui piedi”!

In questi giorni di inizio estate, mentre sto scrivendo, siamo passati nel giro di 24 ore dall’allarme per il maltempo (inondazioni, straripamento di fiumi…), all’allarme per il caldo torrido (siccità, temperature sahariane…). Qualsiasi cosa, purché ci sia un “allarme”! Che notizia è se non è eclatante (e… preoccupante)? E dire che, al 20 giugno, il caldo dovrebbe essere naturale conseguenza del ciclo delle stagioni, non una novità; se nevicasse a ferragosto sarebbe anomalo, ma se fa caldo a fine giugno, proprio no. La notizia, però, deve essere creata e “infiocchettata” per essere sensazionale.

Che dire poi delle scoperte scientifiche che conquistano i titoli dei giornali, per essere puntualmente smentite da altre pochi giorni dopo, sballottandoci tra la nuova scoperta e il suo esatto contrario? Nel tentativo di spiegare tutto, i media, affamati di scoop, disorientano le persone.

Non ci siamo soffermati sui modelli e sui valori proposti, e sui contenuti dei programmi di punta (spesso, semplici scuse per vendere spazi pubblicitari), altrimenti non finiremmo più: troppe volte l’audience vince sul rispetto della dignità della persona umana.

L’offerta televisiva non conosce ormai limiti: la tv è dovunque (in auto, sui cellulari, negli ambienti pubblici). Ci sono centinaia di canali, su ogni possibile tematica: servono tutti o… siamo noi che serviamo a loro?

La comunicazione di massa è una trasmissione di nozioni e di messaggi culturali che possono condizionare il pensiero e lo stile di vita di milioni di persone, alla vertiginosa velocità di un istante.

Essa si sofferma solo sulle cattive notizie, ma “siamo sicuri che la realtà sia solo o quasi del tutto negativa e che il bene viva ai margini della nostra vita? … Un certo pessimismo esistenziale, diffuso sia tra il mondo dei giovani che quello degli adulti, non trae forse origine da una mentalità mass-mediale che accentua tutto ciò che fa notizia e spettacolo in modo da toccare le corde emotive della paura e della morbosità, come accade per la spettacolarizzazione della morte in diretta?”(P. Lombardo, Educare ai valori, Vita Nuova, Verina1996, p 188).

La tv non è la realtà, ma un’interpretazione, poco credibile, della realtà. La tv non accende i sogni, come ci vuol far credere, ma piuttosto li spegne; se non la usiamo in modo oculato e responsabile, ci rende omologati al sistema e ci allontana dai nostri bisogni più veri.

(per concessione di G.C. Gobbi, Vincere l’ansia. Il metodo “Il flauto di Pan”, Ed. C. S. Evolution, Verona 2008, pp. 27/30.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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