Il figlio diventa padre/madre

IL FIGLIO DIVENTA PADRE/MADRE

di Gilberto Gobbi

 Il/la figlio/a lascia la casa per sposarsi o convivere – situa­zione sempre più presente nella società d’oggi. Rientra nella logica della vita che entrambi i genitori si aspettino che venga data loro, primo o poi, la notizia che stanno per diventare nonni. Con l’evento il figlio e/o la figlia, diventati pa­dre e/o madre, li hanno resi nonni.

E’ un evento. L’accoglienza della notizia da parte del “pa­dre-nonno” ha delle risonanze psicologiche molteplici, con­nesse alle differenti situazioni.

Di gioia, perché la vita continua e si perpetua, di condivi­sione con il figlio, di appoggio, di disponibilità. I figli, che diventano genitori, gli si allineano nel percorso della vita, si as­sumono le re­sponsabilità di un’altra vita, s’intersecano con il per­corso del padre proiettandosi verso la continuità, l’eternità sulla terra.

 E’ l’evento, che riunisce la memoria del Sé del figlio con le persone e le vicende, che hanno aiutato a creare la continuità di questa realtà, una nuova vita, e potrebbe divenire la riappa­cifica­zione definitiva con il proprio padre. I contenuti del suo insegna­mento si ripropon­gono e ritornano con la forza, che la memoria e la tradizione pos­seggono, per essere trasmesse alla nuova genera­zione.

Condividere e sostenere nel fugare le paure e le ansie conti­nuano ad essere una delle funzioni del padre: ri-orientare il figlio e ricon­fermalo nella fiducia e nella capacità di svol­gere la nuova funzione di genitore.

Il nascituro è del figlio-padre e di sua moglie, o della figlia/madre e di suo marito. Un padre-nonno, però, se lo sente in parte anche suo. Si modifica il modo di svol­gere il suo ruolo, perché prende coscienza che le generazioni si susseguono e il suo percorso va verso un tra­guardo come fece, a sua volta, suo padre.

Come lui (a volte senza di lui) ha appreso a fare il padre, anche suo/a fi­glio/a impa­rerà a fare il padre e la madre.

Nulla di nuovo si può in­se­gnare, se non quello che è stato dato nelle fasi precedenti e quello che verrà richiesto, tutto è possibile ricreare con la fantasia dell’amore. Ancora una volta, il padre ha da es­sere fonte discreta, di­sponibile, di vita affettiva. I figli accet­tano di chie­dere se hanno percepito e tutt’ora sentono la dispo­nibilità, senza ri­catti affettivi.

I figli continuano a chiedere tempo, disponibilità mate­riale, ac­cudimento del loro bambino; alcune volte, però, si permettono di fare i conti in tasca al padre e calcolano il suo tempo libero. Ac­campano diritti; sono figli egocentrici, che considerano solo i pro­pri immediati bisogni e desideri. E’ la conseguenza di una scarsa maturità, in cui, come adolescenti, pretendono senza considerare anche i biso­gni dei propri geni­tori, il diritto alla loro privacy e ad avere il loro tempo e il loro spazio.

Il padre dà e si aspetta che i figli abbiano coscienza del debito della vita, che essi stessi hanno ri-trasmesso nella continuità delle generazioni.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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