Perché l’ansia è così diffusa? di G.C. Gobbi

PERCHE’ L’ANSIA E’ COSI’ DIFFUSA?

di Gian Carlo Gobbi

 

     “Circa un terzo dei miei pazienti non soffre di quella che clinicamente si può chiamare nevrosi, ma della mancanza di significato e della vacuità della loro vita. Questa può essere definita la nevrosi generalizzata dei nostri tempi”. C. G. Jung

                                                              

 Per comprendere l’ansia, la sua così ampia e costante crescita e diffusione, vale la pena soffermarci a riflettere sul nostro modo di vivere, sulla nostra società. I disturbi d’ansia sono diffusi esclusivamente nei cosiddetti paesi ricchi, nelle società definite del benessere, dell’abbondanza, del superfluo, laddove i bisogni primari sono dati per scontati e si diffondono sempre più i bisogni fittizi.

La società in cui viviamo è tendenzialmente ansiogena: i disturbi d’ansia sono i disturbi psichiatrici più diffusi; le benzodiazepine, cioè i farmaci ansiolitici, non registrano mai cali nelle vendite, anzi!

Non si tratta di fare un processo alla società, ma solo di considerare che il nostro modo di vivere potrebbe non essere il migliore in assoluto: apportarvi dei piccoli cambiamenti non è poi così impossibile.

E’ il nostro stile di vita che ci porta ad “andare in ansia”.

Siamo sempre più ansiosi e infelici, nonostante il fatto che le condizioni di vita, rispetto al passato, siano notevolmente migliorate; siamo circondati da oggetti che ci fanno risparmiare tempo, ma il tempo libero è sempre meno e la quantità di cose da fare aumenta sempre di più; andiamo sempre più in fretta, e non rispettiamo i nostri ritmi interni.

Tutto deve essere scientifico: si scoprono geni per spiegare ogni cosa; prima si fanno i medicinali e poi si creano le malattie… Tutto deve essere razionale, tutto immediato: viviamo solo con la testa e poco col cuore, pensiamo troppo e non sentiamo più, ricerchiamo la felicità, impalpabile e sfuggente, riducendola in pastiglie, illudendoci che possa essere durevole, e allontanandocene così sempre di più.

E’ una società che richiede un adattamento continuo, che ci porta a tante scelte rapide e ininterrotte: tutto cambia molto in fretta; ci sono poche certezze, poche sicurezze; manca sempre più il senso di appartenenza; i valori tradizionali si sgretolano; domina l’imperativo del successo a tutti i costi e della competitività esasperata; “gli esami non finiscono mai”, e “il mondo del lavoro è una giungla”.

Ci attacchiamo a certezze fittizie, come la sicurezza economica e affettiva o il posto fisso; cerchiamo di fare e accumulare sempre di più, per placare la paura di perdere tutto, e la vita si riduce unicamente a questo. Sembra che essa abbia senso solo per il lavoro che facciamo, per gli impegni che abbiamo, per gli hobbies, per le mode in cui ci riconosciamo. Siamo lontani da un modo di essere vitale e profondo: abbiamo scordato la dimensione interiore della vita.

Siamo “obesi” di cose, inondati da tecnologie di ogni tipo, ma poveri di interiorità e di affetti. Comunichiamo in tempo reale con tutto il mondo, ma non siamo più capaci di farlo con chi ci sta vicino.

Bisogna aggiungere, specialmente per chi vive in città, la mancanza del contatto anche minimo con la natura: da una recente indagine europea, si ricava che la maggioranza delle famiglie, la domenica, fa pic-nic… in un centro commerciale! Sembra che la visita al centro commerciale, chiuso e climatizzato, sia il modo preferito di passare il tempo libero…

Il nostro stile di vita si rispecchia bene nel rapporto che abbiamo col cibo, che è divenuto una fonte primaria di ansia, e nel nostro modo di mangiare: siamo nell’epoca del fast-food. Esiste una parola, un concetto, quello di “McDonaldizzazione”, che riassume in modo efficace questo fenomeno.

 “La McDonaldizzazione è il processo per mezzo del quale tutti (o quasi tutti) i valori sociali vengono subordinati all’efficienza, alla comodità e alla gratificazione istantanea di bisogni fittizi. Il processo naturalmente è spinto dal movente imprenditoriale del profitto, e se ne infischia dei valori tradizionali che vengono messi con le spalle al muro”( Rappoport L., Come mangiamo, Ponte alle Grazie, Milano 2003, p. 134).

 Il mondo è sempre meno rassicurante: le nuove tecnologie (telefonini, computer, internet, videogiochi, ecc.) si trasformano in fonti di ansia sempre nuove, creando vere e proprie dipendenze e crisi d’astinenza. Quanto ad internet, ad esempio, è sempre più diffusa l’ossessione della connessione: dobbiamo essere sempre connessi, sempre reperibili, sempre informati.

 I mass-media dominano la nostra vita: per loro intrinseca caratteristica, dovendo attirare l’attenzione di tutti, si focalizzano sugli aspetti negativi e li esasperano, e perciò divengono ansiogeni, soprattutto la televisione.

[Tratto da: G:C: Gobbi, Vincere l’ansia. Il Metodo “Il flauto di Pan”, Ed.CS Evolution, Verona 2008, pp. 22/24]

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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