Prefazione a un libro di un amico

PREFAZIONE A UN LIBRO DI UN AMICO

Gilberto Gobbi

               “Ancor oggi le persone faticano a comprendere che la felicità non è un dono gratuito, ma da conquistare”.  (G.G.)

 [Nota dell’autore: A settembre del 2008 avevo finito di scrivere “Le anse del fiume”, che giace in un cassetto. Come finale avevo messo questa “Prefazione”, preparata per un libro di un amico, che non è stata pubblicata. Allora scrivevo che ritenevo essere un “buon” compimento del mio lavoro pro­porre la prefazione che scrissi per un libro dell’amico Pietro Lombardo su “Alla ricerca della felicità”. Il libro di Pietro uscì alle stampe senza la presente prefazione, perché l’Autore, pur ritenendola pregevole, non la considerava opportuna in quel suo periodo storico. Un amico comune gli ha confezionato un’interessante presentazione al libro. Ora ritengo d’essere libero di pubblicarla perché mi era pia­ciuta e ancora mi piace, senza alcuna modifica. Da “prefazione” diviene “compimento e continuazione di un viag­gio” nella vita quotidiana, lungo “Le anse del fiume”.]

 “E il viaggio continua!”.

Con queste parole terminano le riflessioni di Pietro Lombardo su “Alla ricerca della felicità” (P. Lombardo, Alla ricerca della felicità, Ed. Vita Nuova, Verona 2008) e iniziano quelle personali di ogni let­tore, guidate con delicatezza da spunti e suggerimenti, che sono of­ferti e sussurrati, appunto, perché il viaggio di ricerca continui.

Molti sono gli spunti e i suggerimenti. E’ un libro che fa pen­sare, completo, pur nella sua breve trattazione circa il cammino verso la maturità, vale a dire verso un benessere psicoaffettivo e valoriale, diffuso e continuo, che di per sé è il viaggio verso la feli­cità.

Traccia delle linee maestre, che costantemente richiamano il soggetto all’interiorità, alla riflessione, alla ricerca di ciò che conta per il benessere di sé, senza dimenticare che la ricerca della felicità è costantemente il riflesso della vita relazionale e dell’intersoggetti­vità.

Il libro è permeato da un’idea guida, che avvolge il lettore sia ra­zionalmente sia emotivamente. Lo può anche far desistere dalla let­tura, perché è detto con soave ma decisa insistenza che il viaggio alla ricerca del benessere e della felicità non è facile, non dato per scontato. E’ un viaggio che richiede impegno e costanza per supe­rare difficoltà, ostacoli, contraddizioni, che provengono da sé e dall’ambiente. Il percorso occorre tracciarlo ogni giorno at­traverso la realizzazione dell’ideale di sé nelle circostanze e nelle situazioni in cui la vita colloca ciascuno.

In questo cammino, ciò che è dato è il corredo di qualità, di ca­pacità e di possibilità, mentre ciò che il soggetto deve dare, come ri­sposta agli interrogativi della vita, è se stesso, il suo impegno, l’adesione ai valori e il viverli con profondo senso di libertà.

Il libro, quindi, può essere letto dalla visuale della progettualità della vita stessa, da scoprire, da decodificare e da attuare. E’ un per­corso che potremmo sottotitolare così: la vita come progetto e la fe­licità come ricerca, in cui gli strumenti per l’attualizzazione sono presenti nel soggetto, nella sua complessa realtà. Occorre scoprire questi elementi, conoscere la loro struttura e armonizzarli tra loro per la composizione dell’armonia della vita.

*     *     *

Mi ha colpito fin dalla prima lettura questo racconto orientale, che voglio riproporvi.

“Narra un’antica storia orientale che a un uomo, da anni alla ricerca del segreto della vita, fu detto che un pozzo possedeva la risposta a cui egli così ardentemente aspirava.

Trovato il pozzo, l’uomo pose la domanda e, dalla profondità giunse la risposta: “Vai al crocicchio del villaggio: là troverai ciò che cerchi”.

Pieno di speranza l’uomo obbedì, ma al luogo indicato trovò soltanto tre botteghe: una bottega vendeva fili metallici, un’altra legno, e la terza pezzi di metallo”.  Nulla e nessuno in quei paraggi sembrava avere a che fare con la rivelazione del segreto della vita.

Deluso l’uomo ritornò al pozzo a chiedere una spiegazione. Ma il pozzo gli rispose: “Capirai in futuro”. L’uomo protestò, ma l’eco delle sue grida fu la sola risposta che ottenne. Indignato per l’inganno che gli pareva di aver subito, l’uomo continuò le sue pe­regrinazioni. Col passare del tempo il ricordo di quest’esperienza svanì, finché una notte, mentre stava cammi­nando alla luce della luna, il suono di un sitar (lo strumento musicale dell’oriente) at­trasse la sua attenzione. Era una mu­sica meravigliosa, suonata con grande maestria e ispirazione. Affascinato, l’uomo si diresse verso il suonatore; ne vide le mani che suonavano abilmente; vide il sitar; e infine gridò di gioia, perché aveva capito: il sitar era composto di fili metal­lici, dei pezzi di metallo e di legno come quelli che molto tempo prima aveva visto nelle tre botteghe, e aveva giudicato essere senza particolare significato. Ora l’indicazione del pozzo era chiara: abbiamo già tutti gli elementi necessari, ma nessuno di essi ha significato finché lo percepiamo come un frammento a sé stante; ma non appena i vari elementi sono uniti in una sin­tesi, emerge una nuova realtà, la cui natura ci era impossibile vedere esaminando separatamente i vari frammenti” (P. Ferrucci, Crescere, Editrice Astrolabio, Roma 1981, p. 9).

*     *     *

Il segreto della vita, della felicità, secondo questo racconto orientale, sta nel raggiungimento dell’armonia dei vari elementi che costituiscono l’esser umano: il corpo, la psiche e i valori. La felicità è una melodia suonata all’unisono in cui le note dei vari elementi si esaltano, s’intersecano, si combinano, si fondono in unità.

Così il vero segreto è scoprire, conoscere e usare gli elementi che compongono l’uomo, quale essere-in-sé ed essere-nel-mondo. L’uomo ha già tutto quello che gli occorre per sapere che cos’è la vita per lui e per ricercare quella fusione e quell’unità che lo fac­ciano star bene con sé e con il mondo.

Il segreto della vita è già scritto dentro di ognuno, perché il se­greto è nella vita stessa, nel modo di leggerla, di affrontarla, di vi­verla, di dare risposte ai suoi interrogativi. Già dentro di noi, nel profondo dell’esistenza, nell’inconscio, vi sono implicite e struttu­rate le risposte alle domande insistenti di ricerca di senso e di signi­ficato, anche quando le situazioni e i vissuti frappongono ostacoli e filtri alla lettura e alla percezione dei contenuti profondi della vita.

La ricerca del segreto della vita si tramuta nella ricerca del se­greto della felicità.

L’uomo vuole essere felice e spende l’esistenza per questa ri­cerca. A volte succede che egli non si scruti, non si ascolti e si perda in un errare vagabondo per strade, che allontanano e complicano la ricerca stessa. Non ascolta nel silenzio dell’interiorità il tipo di co­municazione e di combinazione tra loro dei suoi elementi costitutivi: il corpo con le sue emozioni e vissuti, l’intelligenza con le sue com­prensioni, relazioni e socialità, e i valori con la proiezione ideale di realizzazione e la spinta alla progettualità.

L’ascolto interiore è una dimensione psicologica delicata, spesso disturbata dai rumori degli oggetti, interni ed esterni, che spingono il soggetto o verso un vagare centrifugo denso d’esterio­rità in cui ri­cerca surrogati della felicità, o verso un avvitamento su di sé, ca­rat­terizzato da uno sprofondare ossessivo nello stagno emozionale.

L’armonia degli elementi tra loro (corpo, psiche, valori) crea stadi di serenità, fa sentire felici: tutto funziona, l’equilibrio è rag­giunto, il percorso della vita è sereno. Ciò, però, avviene in un tempo limitato e l’armonia si dissolve, per poi continuare la ricerca di nuovi orizzonti e stadi di vita, in cui l’armonia si ricomponga e si riappropri della sua consonanza con nuove esplosioni di felicità. Così ancora e poi ancora: gli elementi sono tra loro dissonanti, il corpo non è più consonante con lo spirito e con l’ideale di sé; quindi l’armonia si ricompone, l’unità è ritrovata e la gioia riesplode.

L’esistenza dell’uomo è così.

L’accettare con apertura la realtà della vita situa la persona in un atteggiamento costruttivo, di crescita, di superamento delle diffi­coltà, di possibilità progettuale. In ciò si colloca la prospettiva di fe­licità, o meglio di momenti di felicità, d’espansione di sé, di vita vis­suta, di pienezza effusiva, di grazia abbondante.

Sono momenti in cui “il naufragar…è dolce”, il cielo sereno, il mondo interno tranquillo e quello esterno sospeso in una luce sof­fusa, che attutisce i rumori. Ogni cosa al suo posto, dentro e fuori. In quei momenti ci si sente felici, si possiede la felicità, per poi ripren­dere il percorso quotidiano con le sue piccole cose positive e nega­tive, nell’attesa d’altri momenti felici.

Probabilmente pochi termini, come quello che connota la feli­cità, sono così densi di significati e coinvolgono nello stesso tempo tante e profonde emozioni e molteplici affetti. Felicità è un gran conteni­tore, che come parola astratta può significare tutto e niente, e come vissuto psicologico del soggetto può avere un valore immenso che coinvolge il soggetto nella sua totalità dell’esistere.

E’ una parola usata in tante accezioni ed ha un largo uso sia nel linguaggio filosofico, sia in quello sociologico e psicologico e sia in quello comune e popolare.

Alla felicità si associano tanti altri termini, alcuni sinonimi ed altri con una loro specifica connotazione. Troviamo: beatitudine, benessere, prosperità, gioia, soddisfazione; e per contro: infelicità, sventura, disgrazia, dolore, tristezza.

La dimensione positiva è pure espressa da una serie di aggettivi, come: felice, beato, contento, lieto, fausto, fortunato, mentre quella negativa è indicata da: infelice, sfortunato, sventurato, misero, po­vero, triste, depresso, sfavorevole, negativo, inopportuno, intempe­stivo.

Ciò fa riflettere perché ciascuno dà un suo specifico significato e contenuto alla parola felicità, in quanto vuol trovare nel conteni­tore ciò che ritiene più consono a sé.

*     *     *

Gli anziani raccontavano, ma ormai è passato tanto tempo ed è rimasto solo qualche filmato sperduto negli scaffali di qualche tra­smittente tv, che si era sparsa la voce che tra le montagne, su un grande altipiano, era atterrato un enorme disco volante. 

La voce as­sicurava che gli Extraterrestri, uomini come noi nelle sembianze ma diversi nella loro psiche, esaudivano le richieste di felicità dei terre­sti. Loro avevano trovato il segreto della felicità ed erano venuti sulla terra a  farne parte con i terrestri.

File di macchine salivano lungo i tornanti della strada per l’altipiano. Chi saliva vedeva i primi arrivati scendere con dei pac­chi, che erano stati loro consegnati. Gli Extraterrestri erano forniti d’ogni cosa era loro chiesta e distribuivano in continuazione un pacco per persona, in cui era contenuto un desiderio di felicità.  L’ascesa continuò per mesi, di notte e di giorno. Ognuno, avuto il suo pacco di felicità, da aprire una volta tornato a casa, se ne an­dava. La stragrande maggioranza si dimenticava di ringraziare e scendeva in fretta ad aprire il pacco della felicità. Ciascuno aveva chiesto secondo criteri profondamente soggettivi; alcuni si erano lamentati perché il pacco era uno solo e dovevano scegliere.

Noi che cosa avremmo chiesto? L’amore? Una casa? Una pro­fessione? Tanti soldi? La guarigione da una malattia?

Ciascuno aprì il pacco e trovò quello che aveva desiderato. Per un po’ di tempo tutto funzionò secondo i desideri e ognuno era fe­lice. Poi, dopo breve tempo le persone incominciarono a non essere soddisfatte, la tristezza si diffuse. La delusione era scesa in città e molti maledirono il tempo perduto nel recarsi sulla radura dagli Extraterresti. Le scatole trovarono la loro sistemazione in un’immensa discarica a qualche chilometro dalla città.

Nel frattempo gli Extraterrestri se n’erano andati, dopo aver soddisfatto l’ultimo rimasto sull’altipiano. Era un signore di mezza età, spinto fin là più dalla curiosità che dalla necessità. Si era ac­campato da giorni su un prato, aveva alzato una piccola tenda e os­servava gli Extraterrestri e gli umani. Dopo che anche l’ultima mac­china si era allontanata sparendo dietro la curva, stava smontando la tenda per andarsene, quando il capo degli Extraterresti si avvi­cinò, dicendo: “Tu non chiedi nulla?” Rispose: “Vi chiedo l’augurio di poter continuare a vivere nella mia vita dei momenti felici. Per il resto penso di avere già tutto con me”. Gli fu fatto l’augurio e gli chiesero di accettare lo stesso una busta, con un fo­glio, che diceva: “Ogni giorno vivi le piccole cose positive che ti capitano, ciò ti permetterà di vivere momenti felici”. Lesse, ringra­ziò: era ciò che aveva scoperto da sé da alcuni anni, e scese a valle a riprendere la vita quotidiana.

Quella stessa busta si trovava in ogni pacco distribuito alle per­sone. Poche l’aprirono, lessero il foglio, trovarono il contenuto stu­pido e lo cestinarono. La stragrande maggioranza, presa dall’immediatezza di poter godere della felicità contenuta nel pacco, non aprì la busta, ma la gettò con gli scatoloni. Entro breve tempo venne a mancare il supporto per continuare ad essere felici. In città si diffuse una profonda tristezza.

Nel frattempo il signore di mezza età, sceso a valle, continuò a fare ciò che aveva da tempo scoperto e a diffondere la possibilità di vivere momenti felici, partendo dalla realtà d’ogni persona.

Qualche anziano raccontava che aveva poco successo, tuttavia vi furono delle persone che avevano incominciato a sperimentare che le piccole cose positive già di per sé danno serenità e gioia e antici­pano i momenti di felicità.

*     *     *

Ancor oggi le persone faticano a comprendere che la felicità non è un dono gratuito, ma da conquistare.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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2 risposte a Prefazione a un libro di un amico

  1. Sara ha detto:

    Esatto,dalla mia mail l’avrà capito ke mi sento proprio così….i miei elementi hanno raggiunto l’armonia tra loro…
    In attesa di scoprire il percorso quotidiano e ricevere futuri tempi di felicità…
    Grazie a me stessa e…..a Lei!

    • gilgobbi ha detto:

      Gli aspetti diversi della vita di ciascuno devono trovare una loro collocazione e intersercarsi profondamente verso l’unità psicofisica, in cui i valori divengono parte integrante del quotisiano. E’ l’obiettivo della vita, solo che occorre fare attenzione a ciò che veramente ci fa felici.

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