Problemi psicologici del figlio nella famiglia in crisi e disgregata

PROBLEMI PSICOLOGICI DEL FIGLIO NELLA FAMIGLIA IN CRISI E DISGREGATA

Gilberto Gobbi

[L’articolo pubblicato sulla rivista Problemi di sessuologia e fecondità umana, Vol. IV n. 4 – Dic. 1987, pp. 31/43, viene riproposto per  i contenuti,  validi nel 1987 e ancor più oggi. Allora facevo consulenza psicologica anche nel Consultorio familiare di ispirazione cristiana di Verona, Piazza Duomo n. 6, in cui ho operato per 18 anni, di cui per 9 come direttore].

1 – Premessa

1.1 – In un’epoca piena di ansie come la nostra, uno dei timori dei genitori è che, per qualsiasi errore o per motivo di negligenza, essi possano essere causa di danni psicologici irreparabili nei confronti dei propri figli. Essere genitori, infatti, implica un’innumerevole quantità di decisioni difficili, compresa qualche volta quella della separazione, in cui sono sempre coinvolti tutti i membri della famiglia, non solo i coniugi.

D’altra parte tutti i membri sono coinvolti là dove vi è una coppia disfunzionale, in crisi o in conflittualità più o meno manifeste. Gli scontri tra marito e moglie spesso si trasformano in azioni contro i figli, che si rivelano un facile bersaglio su cui riversare l’ostilità. Essi, più o meno piccoli, dipendono dai genitori e non possono ribattere: è più conveniente colpire loro che la moglie o il marito

Nei matrimoni tempestosi, arrivino o meno alla separazione, i figli sono spesso strumentalizzati per trasmettere l’ostilità da un genitore all’altro.

Gli operatori, che lavorano come esperti di problemi coniugali, conoscono bene le situazioni in cui la conflittualità di coppia si riversa sul processo di maturazione psicoaffettiva dei figli, dando spesso origine ad una serie di sintomi e di disturbi sia fisici che emotivi. “E’ come se il bambino, attraverso il suo disturbo fisico, rappresentasse e indicasse il disordine nell’interazione familiare” (J. Mainprice, K. Bannister, L. Pinkus, Roma1975, p. 83).

La nostra esperienza di lavoro sembra confermare l’ipotesi che le difficoltà sconosciute o negate nell’interazione coniugale non solo si riflettono sul comportamento disfunzionale del bambino, ma possono anche apparire in lui come un sintomo fisico.

La stessa scelta del sintomo può riflettere e fornire una schiave della natura del problema coniugale dei genitori, così come dei loro problemi interiori anche individuali.

Di fronte a tali disturbi il coinvolgimento dei genitori è interpretato in modo diverso dagli operatori a seconda della loro impostazione professionale, e dai genitori stessi in rapporto alla loro scala dei valori. Parecchi genitori sono presi alla sprovvista dalla risposta (sintomi/disturbi) dei figli alla loro educazione, sia essa “buona” o “cattiva” e non la riconoscono in alcun modo come sostitutiva della situazione coniugale.

La complessità e inafferrabilità dei processi psicoaffettivi a livello personale e interpersonale hanno facilitato da anni lo studio di ciò che accade nella famiglia per comprendere i disturbi comportamentali dei suoi membri e trovarne le opportune modalità di aiuto e di soluzione.

1.2 – Oltre il 60% dei separati è costituito da coppie con figli. E’ un dato che fa notevolmente riflettere non solo gli operatori della consulenza familiare e di psicologia dell’età evolutiva, ma chiunque si trova in un rapporto pedagogico con i figli di tali coppie. Recentemente una preside di una scuola media in un corso di aggiornamento riportava le ansie dei suoi docenti, che da qualche anno si trovano di fronte a nuove problematiche, derivanti, appunto, dalla presenza in classe di preadolescenti figli di separati; problematiche, tra l’altro, che si andavano ad aggiungere a quelle di ragazzi con famiglie disfunzionali. Gli insegnanti riscontravano in tali di tali ragazzi una maggiore richiesta di affetto, di attenzione, di comprensione; spesso irritabilità, chiusura, aggressività, disimpegno. Naturalmente non in tutti.

Per chi si separa il problema dei figli dovrebbe essere uno dei più importanti, per le conseguenze psicologiche circa la maturazione armonica della personalità, se si tiene conto anche che la separazione di norma avviene dopo un periodo di disfunzione coniugale, di conflitti e di tensioni.

Va sottolineato, però, che lo stato di perturbazione, che spesso viene riscontrato nei figli dei separati, non sembra essere determinato dalla separazione in sé, quanto dalla situazione di conflitto e di tensione che ne è stata la causa e che a volte segue la separazione stessa. Tra l’altro “anche se la coppia si preoccupa di proteggere i figli, essi in un modo o nell’altro vengono profondamente coinvolti da questo evento, che cambia sostanzialmente la loro vita” (E. Giusti, Roma 1984, p. 21).

Questo perché i figli sono il punto più debole del sistema familiare: su di essi si riversano tutte le tensioni, il “bene” o il “male” della coppia.

 

2 – Le richieste all’operatore del consultorio familiare

2.1 – Il Consultorio Familiare può essere il luogo “privilegiato”, in cui la famiglia trova l’aiuto necessario per affrontare le problematiche che l’affliggono, siano essere a carattere relazionale profondo che di tipo educativo. Può essere e in molti casi lo è, in quanto sono note a tutti le difficoltà e contraddizioni in cui i consultori sono sorti e la non chiarezza sia valoriale che metodologica che permea il lavoro consultoriale.

Un dato è certo: chi lavora nella consulenza familiare si trova sia come individuo sia come équipe nella situazione di dover confrontarsi con realtà individuali e familiari molteplici, in cui la stessa propria concezione della famiglia può essere messa a dura prova nel sollecitare la presa di coscienza e l’autodecisione dei clienti. E’ il caso di dire che il minimo che si richiede all’operatore è una buona preparazione professionale, fondata su doti profondamente umane.

2.2 – Le forme e le modalità di approccio della clientela al Consultorio sono diverse e articolate.

Le motivazioni, che spingono le persone con problemi di disfunzionalità di coppia o con problematiche psicoaffettive dei figli, non sempre sono chiare all’inizio della consulenza. Tuttavia si può suddividere la casistica nelle seguenti quattro categorie:

  1. richiesta d’aiuto per il disadattamento del figlio;
  2. esplicita richiesta per la crisi di coppia e per le temute conseguenze sui figli;
  3. coniugi in fase di separazione;
  4. dopo la separazione, per se stessi o per i figli.

2.2.1 – Richiesta per il disadattamento del figlio

Di fronte a dei comportamenti di disadattamento dei figli vi è una crescente richiesta di consulenza dell’esperto, spesso su sollecitazioni di insegnanti, operatori sociali, parenti. Difficilmente i genitori mettono in discussione le loro modalità relazionali e il clima familiare, come concausa di tale sintomatologia, che preferiscono ricercare nell’individuo stesso (il figlio), attribuendola, pur con paura, a qualcosa di costituzionale o all’ambiente sociale (scuola, compagni, ecc.).

Chi si presenta con il figlio o la figlia è di norma la madre, qualche volta il padre, in casi rari la coppia.

Quando l’operatore dice che intende, per ora, parlare solo con loro, incontra notevoli resistenze e gli occorre una discreta perizia per farne comprendere le ragioni. Spesso succede che il problema denunciato (il disadattamento del figlio, con disfunzioni emotive e/o fisiche) maschera il vero problema: una sofferenza nella coppia. Anche se all’operatore, dall’analisi della sintomatologia e del clima coniugale, appare con una certa evidenza la sottostante sofferenza della coppia, gli occorre tempo, pazienza, disponibilità, affinché siano i coniugi a chiedere aiuto per se stessi.

Si domandano: “Che cosa possiamo fare?”, ma è una domanda che implica una disponibilità di fare tutto ciò che non li comprometta e che non richieda una modifica personale o nel clima ormai stabilizzato della coppia.

La presa di coscienza del coinvolgimento coniugale nelle problematiche disfunzionali dei figli può essere vissuto con molta ansia, perché percepito come un ulteriore fallimento, quello educativo, da aggiungersi a quello della coppia.

A mano a mano, però, che il lavoro procede e che essi sono disponibili a ritrovare un nuovo equilibrio di coppia, si accorgono che quanto più è sereno il loro rapporto tanto maggiore è il vantaggio che il figlio trae dalla consulenza, alcune volte anche senza essere visto dall’operatore.

2.2.2 – Esplicita richiesta per la crisi di coppia

Può accadere che si rivolgano all’esperto quando i due si rendono conto che la conflittualità coniugale ha creato un clima sfavorevole nel processo educativo, che danneggia la crescita psicoaffettiva dei figli.

La motivazione di fondo che li spinge al consultorio è il presente o il possibile disadattamento dei figli. Di norma a chiedere la consulenza è la donna, che spesso ritiene possibile recuperare un clima coniugale di armonia purché “ci sia buona volontà da entrambi le parti”, anche se spesso nel suo profondo ritiene ciò notevolmente difficile a causa delle relazioni deteriorate dei due. “Per i figli, però, si può tentare”.

Quando la disponibilità dei due permette di lavorare sulla relazione, si verifica che il clima psicoaffettivo di coppia si modifica, anche se arrivano alla separazione, e che contemporaneamente il comportamento del figlio cambia.

Tutto ciò, naturalmente, non è così semplice come appare da queste poche righe.

2.2.3 – Coppia in fase di separazione

Di norma si presentano quando i due hanno già deciso la separazione, inviati da avvocati o altri operatori, di fronte alla problematica conflittuale che coinvolge profondamente i due e il resto della famiglia.

L’aiuto che viene richiesto, alcune volte, è quello di cercare di metterli d’accordo; in altre vi è il tentativo manipolatorio nei confronti dell’operatore, affinché con la sua competenza professionale confermi la tesi di ciascuno dei due. Non sembri esagerato se si afferma che in fase di separazione i torti, reali o presunti, emergono con una tale prepotenza che i figli e il loro bene passano in secondo ordine.

A volte è dura fatica far in modo che smettano la guerra e si concentrino sui figli e le loro problematiche.

Di fronte ad una separazione già decisa, sicura, come operatori si ci pone l’obiettivo che sia “consensuale” e con il minor danno possibile per i figli e per loro stessi. Il momento della separazione, se è delicato e difficile per i genitori, lo è maggiormente per i figli, che non posseggono tutti quegli strumenti necessari per comprendere e affrontare con padronanza ciò che succede.

2.2.3 – Richiesta dopo la separazione

Sono più le donne, secondo la nostra esperienza, a chiedere la consulenza dopo la separazione. Di norma a problemi educativi nei confronti dei figli si accompagnano altri, connessi ai postumi dell’avvenimento che ha profondamente toccato la stabilità dell’equilibrio sotto l’aspetto della responsabilità educativa e della paura dell’ignoto.

Spesso i genitori separati provano sensi di colpa per i figli, che sono stati deprivati di qualcosa di essenziale e soffrono per causa loro.  Sappiamo che se il senso di colpa, in questi casi, non è del tutto ingiustificato, tuttavia è un sentimento negativo e paralizzante, che produce confusione e smarrimento.

L’aiuto tende a far recuperare una spinta positiva per un accresciuto senso di responsabilità verso se stessi e i figli.

I figli di genitori angosciati tendono ad essere angosciati e problematici. Il sentirsi in debito nei confronti dei propri figli, in modo particolare nel periodo della separazione, è naturale e sotto certi aspetti positivo, perché protegge da decisioni affrettate e dall’incuria che può dominare in questi momenti di confusione e di crisi. La ripresa del senso positivo della vita e l’assunzione di responsabilità facilitano il superamento del momento delicato della separazione sia per il genitore che per i figli, che hanno bisogno di un supporto speciale in termini di affetto, comprensione, spiegazione.

 

3 – Aspetti del nucleo familiare

Riteniamo opportuno riassumere alcuni punti fondamentali, che guidano l’operatore nel suo lavoro con la famiglia e con le problematiche che sottendono il nucleo familiare. Sono punti focali, che dopo l’impostazione sistemico-relazionale, a cui si fa riferimento, sono patrimonio del lavoro psicologico.

Uno dei primi aspetti è che la famiglia si comporta come se fosse un’unità e agisce in modo da raggiungere e mantenere un suo equilibrio nei rapporti interni.  I rapporti comunicativi e le strategie relazionali mettono in luce queste dinamiche. All’interno di questa impostazione ne consegue che qualsiasi comportamento dell’individuo entro il nucleo familiare è una risposta al complesso di “regole” stabili e prevedibili, che governa il gruppo, benché tali regole possano non essere viste, a livello cosciente, da lui o dalla sua famiglia (V. Satir, Roma 1972).

In questa circolarità relazionale, quando un membro ha una sofferenza che si manifesta con sintomi psichici e/o fisici, anche gli altri componenti del nucleo familiare vivono in qualche modo e con risonanze reciproche questa sofferenza, in quanto i sintomi hanno una specifica funzionalità che esorbita il singolo individuo, coinvolgendo significati collettivi. I sintomi divengono un messaggio indirizzato agli altri membri.

Nel nucleo familiare il rapporto coniugale diviene l’asse portante, il fulcro attorno a cui si costituiscono tutte le altre relazioni familiari, perché la coppia è all’origine della formazione del gruppo-famiglia e delle dinamiche interattive, che successivamente definiscono l’identità e i ruoli dei vari membri, nel farsi della loro storia relazionale. Si può affermare che i due coniugi sono gli “architetti” del nucleo familiare.

Di norma si verifica che un rapporto coniugale sofferente tende a generare disfunzioni nel comportamento di qualche membro. I suoi sintomi possono interpretarsi come un campanello d’allarme di fronte allo stato di sofferenza della coppia e allo squilibrio nelle dinamiche della vita familiare. Il membro più debole (il figlio) è quello che più chiaramente risente dell’infelice relazione coniugale ed è soggetto alle disfunzioni del comportamento parentale. Con i suoi sintomi comunica che deforma il proprio processo di crescita nel tentativo di alleviare ed assorbire in sé le sofferenze dei suoi genitori.

 

4 – Atmosfera familiare e sviluppo armonico del bambino

E’ assodato che l’atmosfera emotiva che vige tra i coniugi è determinante per l’equilibrio e la stabilità emotiva dei figli. Da essa dipendono la certezza di essere amati, di essere “valore” e di poter avere lo spazio psicoaffettivo e psicosociale all’interno del nucleo familiare, di avere chiara consapevolezza di quanto avviene intorno a loro, di avere un’immagine positiva o negativa di se stessi e dei genitori.

Dall’atmosfera emotiva del nucleo familiare dipende in buona parte la costruzione positiva della loro identità sotto i vari aspetti. E’ pure risaputo che i figli assimilano dai genitori ogni tipo di messaggio, conscio e inconscio, che viene loro trasmesso senza avere la possibilità di difendersi. Il bambino avrà serenità e sicurezza di sé se confermato e rassicurato, con parole e con gesti, di essere stato desiderato e se percepirà di essere amato. Al contrario sentirà se stesso come problema se gli verranno a mancare serenità e sicurezza, per cui avrà problemi nella costruzione della propria identità con le figure fondamentali.

Il bambino come interiorizza gli aspetti positivi del clima familiare, così ne assimila i prolungati contrasti e può fare proprio il conflitto genitoriale. Egli è il punto più fragile del sistema familiare: su di lui cadono e si riversano le tensioni.

A questo proposito, avendo la teoria sistemica messo in luce le dinamiche proprie dell’instaurarsi della comunicazione patologica fra i componenti di un sistema familiare, la comprensione dei disturbi psicoaffettivi del bambino viene spostata e focalizzata sull’intero sistema di relazioni e di comunicazioni nel quale egli è immesso (L. Hoffman, Roma 1984).

Ne deriva che, in una coppia disfunzionale, il rapporto educativo sarà problematico e conflittuale.

Questi brevi accenni, sull’importanza dell’atmosfera familiare per lo sviluppo del bambino, ci permettono anche di comprendere le diverse reazioni dei figli di fronte a quel fatto traumatico, qual è la separazione dei genitori.

 

5 – Reazione dei figli di fronte alla separazione dei genitori

5.1 – La questione figli

E’ fondamentale rendersi conto che, per la maggioranza delle coppie separate, la questione dei figli è una delle più importanti e delicate, quella che contiene il maggior numero di angosciose incognite. La separazione, infatti, con le discussioni e i traumi, che la precedono, l’accompagnano e molte volte la seguono, è l’evento meno auspicabile per una coppia che ha figli. E’ stato sottolineato in precedenza che, anche se la coppia si preoccupa di proteggere i figli, essi in un modo o nell’altro vengono profondamente coinvolti da questo fatto, che cambia sostanzialmente la loro esistenza.

Purtroppo vi sono situazioni, in cui la separazione è l’unica cosa sensata per tutta la famiglia. E’ ovvio che una famiglia unita e serena è la cosa più auspicabile per lo sviluppo armonico dei figli, ed è ciò di cui essi hanno profondamente bisogno, perché no, diritto. Tuttavia essi possono crescere e vivere meglio con un solo genitore in un ambiente tranquillo, piuttosto che con entrambi in perenne conflitto.

A scanso di equivoci, va precisato che lo stato di perturbazione che spesso viene riscontrata nei figli dei separati non viene determinato dalla separazione in sé, quanto dalla complessa situazione di conflitto e di tensione, che ne è stata la causa che molte volte segue alla separazione. E’ questa una precisazione che tende a dissolvere alcuni stereotipi sociali che sono legati al comportamento di figli di separati e che genericamente vengono loro attribuiti.

Danneggiano, infatti, i figli il clima di tensione prima, durante e dopo la separazione; le liti per l’affidamento, gli alimenti e l’orario delle visite; le querele  e le controquerele in tribunale; le manovre di manipolazione e di appropriazione affettiva del figlio; l’iperprotezionismo, l’indifferenza, l’antagonismo, i ricatti, i rancori e le conflittualità “permanenti” o “occasionali” con l’ex-coniuge. Anche se sono poche le coppie che decidono di separarsi con leggerezza, ve ne sono che lo fanno in modo drammatico e per le quali i figli divengono oggetto di contrattazione e di ricatto.

Se, come abbiamo detto, i figli assorbono dal clima familiare la linfa per la costruzione della propria identità, in un clima di conflittualità e di tensione può insinuarsi in loro, nella loro fragile coscienza infantile, la colpa di esistere, di essere venuti al mondo, cioè, il diffuso sentimento di non aver diritto di occupare un posto nella vita e la sensazione di dover riparare all’infinito questa colpa. Sono bambini che, in genere, diventano persone succubi e dipendenti delle circostanze della vita, essendolo stati prima di tutto dei loro genitori. L’atmosfera emotiva che vige in casa, sia la coppia separata o meno, è determinante per l’equilibrio e la stabilità emotiva dei figli.

Il bambino spesso si vede demolita da parte di un genitore l’immagine dell’altro. Alcune volte, sono i due ad attuare questa modalità distruttiva reciproca, senza rendersi conto che in questa maniera distruggono soltanto il bambino. Mentre “a prescindere dai meriti e dai demeriti di ciascuno, è necessario che i figli possano mantenere intatta un’immagine valida, credibile e affidabile del proprio padre e della propria madre. Fare in modo che ciò si realizzi è compito inequivocabile di ciascun genitore” (L. Hoffman, Roma 1984).

Vi è, a questo proposito, una riflessione profondamente pregnante, e cioè: mentre i due coniugi dopo la separazione sono l’uno per l’altro degli ex, per i figli ogni genitore sarà l’unico padre e l’unica madre. I figli, infatti, non hanno scelto i loro genitori e neppure li possono sostituire per il fatto che loro non si amano più.

Ne consegue anche che le modalità, secondo cui si realizza e si mantiene una separazione, hanno una grande rilevanza per il futuro di tutti i membri della famiglia, in particolar modo per i figli.

Uno dei valori fondamentali che occorre costantemente custodire e difendere, in modo particolare nella situazione di separazione, è quella fiducia istintiva che i figli ripongono nei genitori; quella fiducia, che si fonda sulla sicurezza di ricevere da loro sempre chiarezza, verità, rispetto. La fiducia e la stima del figlio verso il genitore risulta essere un elemento essenziale per lo sviluppo armonico della personalità; sembra essere una condizione senza la quale esso diventa problematico e difficile.

Anche dopo la separazione, i figli hanno bisogno di una relazione con i genitori nella quale possano sentire la saldezza del proprio legame con loro, e con cui rinforzare la fiducia.

A causa del clima conflittuale, prima e dopo la separazione, i figli vedono venir meno molti punti di riferimento, per cui, siano essi piccoli o più cresciuti, col cadere di alcune certezze, sono portati a metterne in dubbio altre. Cominciano, infatti, a mettere in dubbio alcuni fondamenti della loro vita, come l’amore dei genitori, la certezza di una continuità delle cose della vita, il senso di unità interiore. Di qui il loro prepotente bisogno di chiarezza che li rassicuri che, anche se i genitori tra di loro non si amano più, essi continueranno ad amare i loro figli, si prenderanno cura di loro perché non venga a mancare nulla né sotto l’aspetto economico e materiale né tanto meno sotto l’aspetto affettivo. Tale rassicurazione i figli la potranno avere da comportamenti congrui da parte di tutti e due i genitori, che, una volta separati, ma anche prima, riescono ad avere un rapporto non conflittuale e non ostile, favorendo l’instaurarsi di un’altra atmosfera.

5.2 – Le reazioni dei figli

Di fronte alla separazione dei genitori come di fronte ai genitori disfunzionali, i figli reagiscono in modo diverso, a seconda di alcuni fattori che condizionano notevolmente il loro comportamento. Ci si riferisce all’età, alla struttura della personalità in formazione, all’essere figlio unico o meno, al clima familiare e al tipo di rapporto che i genitori hanno stabilito con loro, al clima dopo la separazione. Un indicatore, che appare determinante dalla ricerche, sembra essere il modo con cui i due hanno gestito il periodo precedente la separazione, e quindi come sono riusciti ad annunciarla ai figli. Sembra, infatti, fondamentale il fatto che quanto più i genitori sono tranquilli e sicuri della scelta, tanto meno i figli sono preoccupati di fronte al cambiamento che li attende.

La separazione può provocare reazioni le più diverse, che vanno dalla dimostrazione di sollievo alla sorpresa e al disorientamento, dalla disperazione all’aggressività, alla chiusura e anche al disinteresse, dalla ricerca di rassicurazione all’ansia con possibili sintomi psicopatici.

Se cogliamo le reazioni a seconda dell’età, constatiamo come i bambini, al di sotto dei due anni che rimangono con la mamma, non appaiono molto turbati dall’assenza del padre, che appunto fino a questa età viene vissuto come figura marginale dal bambino.

Troviamo atteggiamenti diversi nelle successive età.

5.3 – I figli tra i due e i cinque anni

Gli avvenimenti familiari impressionano profondamente i bambini di questa età, anche se non possono essere completamente consapevoli di quanto accade attorno a loro. Le loro reazioni hanno per lo più origine inconscia, che per alcuni si concretizzano con manifestazioni di disturbi, come pianto facile e improvviso; riappaiono paure passate accanto a nuove; possono riprendere a bagnare il letto e diventano stranamente muti e silenziosi.

Alcuni bambini modificano il loro atteggiamento nei confronti di oggetti e giocatoli, diventando eccessivamente gelosi o disinteressandosi completamente di essi.

E’ questo un periodo molto delicato, in quanto il bambino vive un momento essenziale dello sviluppo complessivo della sua personalità, connesso alla scoperta del genitore di sesso opposto.

L’assenza di tale genitore lo priva della possibilità di esprimere i suoi sentimenti ambivalenti e facilita l’ingenerarsi di sensi di colpa e la tendenza ad assumersi la responsabilità di tutto ciò che avviene attorno a lui.

5.4 – I figli dai sei ai dodici anni

E’ questa un’età in cui il figlio ha bisogno di guida e di modelli con cui identificarsi. Sembra che sia meno necessaria la continuità della presenza fisica di entrambi i genitori, ad una condizione, però, che il genitore assente non abdichi alla sua connaturata responsabilità di dispensatore di autorità e di affetto. Occorre che tale genitore si faccia sentire positivamente come padre o come madre. Il ragazzino non si deve sentire abbandonato.

Anche se a questa età i figli possono meglio percepire le ragioni che hanno portato alla separazione e assorbire con più facilità le rassicurazioni dei genitori, tuttavia tendono ad esprimere dolore, a manifestare forti paure e a mettere in atto una serie di meccanismi tesi ad esorcizzare o quanto meno a mitigarle. Possono apparire regressioni infantili nel comportamento, accompagnate da irrequietezza, irritabilità e ostinazione, in casa e a scuola.

Vogliono maggiore attenzione e richiedono una presenza più costante da parte del genitore rimasto, nei confronti del quale assumono atteggiamenti di colpevolizzazione.

5.5 – I figli dai dodici ai diciotto anni

E’ questo il periodo in cui il ragazzo, nell’affrontare la definitiva indipendenza personale e la coscienza di sé, destruttura e ristruttura le figure genitoriali. In questo processo necessita di modelli da ammirare e a cui rifarsi. Se tale modello viene a mancare o viene vissuto in forma conflittuale, vi possono essere profonde crisi d’identità e si può innescare contemporaneamente un enorme e dannoso processo di dispendio di energie psichiche, le cui conseguenze sono visibili nella conflittualità con cui vive e si relaziona.

Quando viene a mancare il modello, il ragazzo tende a sostituirlo con altre figure capaci di esercitare un certo ascendente su di lui. Può essere un parente, un amico di famiglia, un professore di scuola, un amico, purché gli dimostri una certa disponibilità. Avviene allora che verranno imitati i suoi gesti, rispettata la sua autorità, tenute in gran corto le sue opinioni.

Alcune volte gli adulti non riflettono su queste dinamiche e, appunto perché l’adolescente sembra essere in grado di comprendere bene quando e perché la separazione diventa necessaria, soggiacciono alla tentazione a dare poche spiegazioni e presumono la “maturità” di comportamento del figlio. Mentre l’adolescente, per quanto maturo e apparentemente autonomo, ha un estremo bisogno dei genitori, della sicurezza del loro bene incondizionato, di autorità da rispettare e di modelli da imitare. Anche nella separazione devono sentirsi garantiti in questo loro bisogno, altrimenti con il tempo si sentono traditi e di essere stati deprivati della figura essenziale.

Anche da parte dei ragazzi di questa età, si hanno le reazioni, le più varie.

Alcuni adolescenti assumono un atteggiamento molto polemico nei confronti di un genitore schierandosi dalla parte dell’altro; altri giocano il loro affetto rassicurando ciascuno dei due di essere quello che loro amano di più; altri ancora si chiudono in sé in un apparente disinteresse, come se non fosse un problema loro.

In molti adolescenti, che vivono in modo fortemente conflittuale la separazione dei genitori, vi è la tendenza a razionalizzare i fatti, innescando un processo intrapsichico profondamente deleterio che porta a conclusioni errate, di tipo cinico, sulla vita, sull’amore, sulla fiducia. Questo è un servizio che nessun genitore si può permettere, nonostante le problematiche e le conflittualità con l’altro coniuge.

Orientamenti bibliografici

Ackermann N.W., Psicodinamica della vita familiare, Boringhieri, Torino 1968.

AA.VV., Fondamenti della terapia della famiglia (a cura di Haley J.), Feltrinelli, Milano 1983.

Biller H.B., La deprivazione paterna, Il Pensiero Scientifico, Roma 1978.

Bloss P., L’adolescenza: un’interpretazione psicoanalitica, Angeli, Milano 1974.

Cacciaguerra F., Cascini F., La figura e la funzione paterna, Milano 1974.

Cigoli V., Modelli di interazione familiare, Angeli, Milano 1977.

Cigoli V., Galimberti C., Psicoanalisi e ricerca sui sistemi in terapia familiare, Angeli, Milano 1983.

Comba L., Paternità separate, Angeli, Milano 1984.

Cooper D., Morte della famiglia, Nuovo Politecnico, Milano 1972.

Giusti E., L’arte di separarsi, Armando, Roma 1984.

Grenberg S:I:, Le nevrosi: un doloroso stile di vita, Il Pensiero Scientifico, Roma 1975.

Hoffman L., Principi di terapia della famiglia, Astrolabio, Roma 1984.

Haley J., Hoffaman L., Tecniche di terapia della famiglia, Astrolabio Roma 1974.

Lanzetti C., Evoluzione della famiglia in Italia – Documentazione statistica,

Via e Pensiero, Milano 1985.

Lidz N., Famiglia e problemi di adattamento, Boringhieri, Torino 1972.

Mainprice J., Bannister K., Pinkus L., La crisi coniugale e i figli, Armando, Roma 1083.

Satir V., Psicodinamica e psicoterapia della famiglia, Astrolabio, Roma 1984.

 

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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5 risposte a Problemi psicologici del figlio nella famiglia in crisi e disgregata

  1. Sara ha detto:

    Salve Dott Gobbi
    stavo rileggendo questo articolo e mi domandavo se io ke ho fatto 3 anni di assistente x l’infanzia e volessi entrare in un consultorio familiare a lavorare,cosa dovrei fare?ho sentito ke ci sono corsi dell’usll della durata di 1 anno e si esce come operatori sociali,è sufficiente?lei ne sa qualcosa?oppure sa dirmi come potrei muovermi?
    La ringrazio in anticipo
    Affettuosi saluti
    Sara

    • gilgobbi ha detto:

      Purtroppo, con i tre anni di assistente per l’infanzia, non è possibile accedere a quei corsi che permettono di poter svolgere la consulenza nei consultori familiari. Occorre un diploma di scuola media superiore più la frequentazione di corsi di specilizzazione con diploma finale. In fine, per i consultori familiari pubblici, è necessario vincere un concorso o svolgere consulenza come libero professionista.
      Un caro saluto. Non è mai troppo tardi.

  2. Maria ha detto:

    Grazie Dottor Gobbi!

  3. Fede ha detto:

    Ci sono passato..ho vissuto sulla mia pelle l’esperienza di genitori in contrasto totale e distanti tra loro.il risultato è stato un bambino (ora uomo)insicuro e con crisi di identità, avvezzo alle dipendenze sia affettive che da altro.adesso che sono padre ho deciso di entrare in terapia (emdr)e i risultati si vedono.la consapevolezza è tanta e i sensi di colpa mi stanno lasciando insieme alla rabbia.ho rischiato anch’io di mettere in crisi la nostra coppia proprio come i miei…adesso è molto migliorata la situazione..mi sento finalmente libero di sbagliare!

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