L’ansia patologica – Gian Carlo Gobbi

L’ansia patologica  Gian Carlo Gobbi

 

 

 

 

“Chi ha paura non fa che sentir rumori”  Soflocle                                    

 Quando l’ansia supera un certo livello, diviene patologica: ostacola l’adattamento ottimale alla situazione, blocca la relazione con l’ambiente, paralizza le forze, impedisce di affrontare nuovi ostacoli o rende molto dispendioso e difficile superarli.

Quando essa persiste ed è continua, si parla di stato ansioso, con effetti secondari che disturbano alcune funzioni mentali importanti quali l’attenzione, la concentrazione, la memoria e la capacità di giudizio.

L’ansia diviene patologica quando ne siamo dominati.

In questo caso, ad esempio, uno studente di fronte a un esame può arrivare a “paralizzarsi”: avverte una sorta di “vuoto mentale”, non gli escono le parole di bocca, non è più nemmeno in grado di capire le domande del professore; oppure, nel migliore dei casi, riesce a raggiungere un risultato minimo con una preparazione massima, e prova rabbia verso se stesso e verso quei compagni che studiano meno e rendono meglio.

L’ansia eccessiva supera i margini del nostro equilibrio, ci fa stare in perenne stato di allerta, ci rende irrazionali: non c’è nessun pericolo reale, ma viviamo lo stesso nella paura.

L’ansia modifica la nostra lettura della realtà, come uno specchio deformante: blocca persino il ragionamento, così che il più banale tra i compiti in classe diventa il compito della vita, dal cui risultato facciamo dipendere tutto il nostro futuro. Un sassolino diviene un macigno, grande e pesante come uno dei menhir di Obelix, con la differenza che noi non siamo caduti nella pentola di pozione magica da piccoli, e dunque…

L’ansia patologica si attiva anche quando non c’è un pericolo reale: il pericolo è percepito dalla mente, ma non è reale. Il giudizio degli altri, ad esempio, grandissima fonte di ansia, non è affatto un pericolo reale, ma solo un pericolo percepito: come per una brutta figura, nessuno ne ha mai subito danni eccessivi. Tutto dipende dal nostro modo di interpretare e vivere la realtà.

L’ansia patologica rende difficile la vita, anche nella sua quotidianità: impedisce di avere dei buoni rapporti affettivi, di dare il meglio di noi nel lavoro, di godere del tempo libero, di vivere in modo pieno.

C’è l’ansia esistenziale, buona, positiva che migliora le nostre performance nei momenti difficili, e c’è l’ansia patologica, eccessiva per durata e intensità, che ci paralizza e ci impedisce di avere un rapporto funzionale con la realtà. Tra le due, vale la pena ripeterlo, c’è continuità.

L’ansia è inscritta nel nostro codice genetico: senza, non potremmo sopravvivere. Dimentichiamoci che l’ansia sia qualcosa di negativo e di problematico, ma intendiamola ora come un termine neutro: come uno stato di attivazione dell’organismo, non come uno stato patologico. E’ il modo in cui la si utilizza che può farla diventare positiva o negativa.

Iniziamo a considerare l’ansia come un’attivazione necessaria del nostro organismo, un meccanismo vitale: farlo diventare costruttivo o distruttivo dipende da noi.

Annunci

Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
Questa voce è stata pubblicata in Pubblicazioni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...