Sessualità e genitalità

Sessualità e genialità

Gilberto Gobbi

Vi sono termini, come sesso, sessualità, genitalità, coito, atto genitale, i quali nell’uso quoti­diano vengono spesso utilizzati come sino­nimi, come se indicassero lo stesso contenuto, mentre di per sé fanno rife­rimento ad aspetti differenti. Così nascono degli equivoci che compli­cano la chiarezza della co­municazione. Da un po’ di tempo, per esempio, riferendosi alla sessualità, anche nell’ambito scientifico, per maggiore chiarezza, alla parola sessualità si aggiunge l’aggettivo umana, per distinguerla da quella animale.

E’ una questione fondamentale intendersi non solo sulla termi­nologia, il che è già molto, quanto sul contenuto sottostante di tale terminologia,  il che completa la comprensione.

E’ il caso dei termini sessualità e genitalità, che, pur facendo riferimento ad un’unica realtà, la persona umana, non si equivalgono.

La genitalità   

 Il termine genitalità indica tutto ciò che si riferisce agli or­gani ge­nitali e alle loro funzioni; cioè, è quel feno­me­no fisiologico, che, preso allo stato puro, ha come obiettivo di soddi­sfare l’istinto della perpe­tua­zione della specie. E’ una delle dimensioni che costituiscono la struttura sessuale della persona, quella biofisica.

Solo nella dimensione genitale l’uomo si assomiglia agli animali, sente una forte spinta all’accoppiamento, al cui soddisfacimento sono connessi il piacere orgasmico e la possibilità di perpetuare la specie. La ge­nitalità, come tale, si limita alla scarica fisiologica, è cieca e chiusa in se stessa.

La genitalità si colloca nell’ambito dell’istinto, che, nel caso dell’uomo, è un istinto connotato dagli aspetti prettamente umani e come tale si differenzia da quello degli animali. Con quest’accezione la genitalità è parte integrante della sessualità umana, ma non può identificarsi con essa; anche nel linguaggio il termine non è sostitutivo di essa. Per inciso, occorre ricordare che il processo di maturazione della sessualità infantile, in cui predomina la genitalità, è orientato all’acquisizione di una sessualità adulta, in cui la genitalità è ricondotta a favorire una relazione matura con sé e con gli altri.

L’istinto sessuale

L’istinto è una propensione naturale, geneticamente determi­nata, antecedente ad ogni espe­rienza e indipendente dall’attività razionale, che spinge gli esseri viventi a compiere atti utili alla conservazione dell’esistenza individuale e della specie. E’ conside­rato uno dei fattori d’ogni comportamento.

Nel discorso scientifico contemporaneo la parola istinto tende a scomparire, a vantaggio di voci meno enigmatiche, come pulsione e comportamento pulsio­nale. Il problema del suo contenuto, però, non è eliminabile, quando si tratta dell’uomo, in cui istinto e coscienza sembrano contrapposti, come fossero elementi antitetici.

Nell’animale si può parlare di istinto sessuale come di una pro­pensione, geneticamente de­terminata e codificata, su cui non è possibile intervenire con la volontà. Non è così per l’uomo.

L’istinto sessuale umano è proprio dell’essere uomo, vale a dire di una dimensione fisica, genetica, permeata di razionalità, di dover es­sere, d’eticità. Quello umano è un istinto sessuale ridefinito e as­sunto a valore umano dalla dimensione trascendente e valoriale della vita, che dà senso e significato alla complessità della ses­sualità. In sé l’istinto umano, nel suo aspetto genitale, è parte integrante e non scissa della sessualità. L’uomo, però, nella sua capacità di scelta e di assunzione di respon­sabilità, ha la possibilità di scindere la genitalità dalla sessualità, di sottostare all’istintualità, cioè di vivere la geni­talità come dimensione separata.

Nella relazione tra uomo e donna il rapporto genitale (sessuale) può esse­re attuato senza parte­cipazione relazionale, cioè senza una unione affettiva; può prescindere dall’unione delle per­sone. Così diviene solo una funzione, un prodotto genitale puro e semplice. Gli esempi di geni­talità possono­ essere vari: l’u­nione con una pro­sti­tuta per una scarica istintuale; nella coppia sposata, il ridurre il rapporto ad un rituale per scari­care l’eccitazione del marito; lo stesso coito veloce, sper­so­nalizzato.

Vale la pena in quest’ambito ricordare una differenza tra uomo e donna nella percezione della genitalità; differenza che, se non accettata,  spesso crea malessere, malintesi, allontanamenti, silenzi. Non è né merito né demerito di nessuno dei due: è una realtà che l’uomo sia più carnale, più istintivo, senta con passionalità l’esigenza di rapporti coitali. La donna sente la carne, ma meno l’istintività genitale all’unione bensì ad una passionalità affettiva in cui si può accompagnare la genitalità.

La capacità comunicativa e il dialogo sessuale possono facilitare l’incontro, in cui la sessualità assume la genitalità non come forma conflittuale, ma come energia che fa bene alla vita della coppia.

Integrazione della genitalità

Sotto l’aspetto psicologico la genitalità ha bisogno di essere integrata nell’ambito di tutta la personalità, per essere compresa e vissuta nella sua pienezza. Presa isolatamente l’esperienza sessuale fisica segue la legge psicologica dell’adattamento e dell’abitudine. La costante ripeti­zione di questa esperienza, come mero atto geni­tale, struttura un’abitudine, che le fa perdere ben presto molta della soddisfazione ad essa inizialmente collegata. Ciò, di norma, pro­duce l’effetto dell’aumento ossessivo della frequenza dell’attività coitale, come ricerca di piacere fisico e con­temporaneamente quale ricerca di forme sempre più eccitanti e sofisticate. Tali forme, suffragate dalla diffusione di una stampa, che vuole svelare i segreti e le raffinatezze della sessualità in nome della felicità, sono pure condannate psicologica­mente all’abitudine e a perdere il suo fascino,  com­portando di conseguenza un’insaziabile ricerca  di nuove espressioni genitali ed un arresto ad uno stadio fisiologico e narcisistico della sessualità.

Lo stesso lavoro clinico testimonia che, in diversi casi, la spasmodica ricerca di soddisfazione di una sessualità a livello biologico è in conflitto con un concetto profondo, che la persona ha di sé e del proprio dover-essere; ciò comporta una disgiunzione che crea conflitti tra i vari aspetti dello psichismo.

Il ridimensionamento di una sessualità, vissuta a livello biolo­gico, comporta un lavoro di ri-educazione di sé, del significato del proprio corpo, del valore intrinseco della stessa relazione sessuale. Implica la scoperta che la genitalità va inserita nel complesso della motivazione umana e agganciata al servizio della persona e della sua crescita. Il soggetto allora si ri-pro­pone un percorso verso la maturità psicosessuale.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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