I fattori dell’unione coniugale

Fattori dell’unione coniugale

 Gilberto Gobbi

Da un punto di vista psicologico vi sono dei fattori che sono fon­da­mentali per la vita coniugale, in quanto determinano e facilitano il clima psicoaffettivo, che viene vissuto nella coppia. Sono aspetti che segnano il livello dell’equilibrio raggiunto, della percezione reciproca e dell’intensità della relazione di coppia.

Come tali sono de­gli indica­tori molto precisi, che vanno tenuti sotto controllo, sia a li­vello individuale che di coppia per “misurare” la sa­lute o la disfunzione del matrimonio.

Tali fattori-indicatori sono:

a) l’intimità psicologica,

b) la passione o attrazione psicofisica,

c) la scelta/decisione.

 a) L’intimità psicologica

A chi lavora con le coppie succede spesso, di fronte ad una do­manda circa il livello dell’intimità psicologica, sentirsi rispondere che “è buona, perché fanno spesso all’amore”. Alcune volte, però, le per­sone sono imbarazzate e chiedono chiarimenti su cosa significhi “intimità psicologica”.

Nell’accezione comune la parola intimità richiama la vicinanza fi­sica, il rapporto sessuale.

Ognuno, però, intuisce che nella sua realtà profonda l’intimità psi­cologica va oltre l’aspetto fisico e si riferisce alla totalità della persona. Per certi aspetti è indefinibile, perché fa parte dei vissuti, del sentire dentro, del percepire, di una rela­zionalità pro­fonda, per i quali  spesso non si trovano le parole.

Vi sono, tuttavia, dei segni, dei comportamenti, che stanno ad indi­care che tra i due, marito e moglie, vi è una buona, discreta o carente intimità psicologica.

 Una buona intimità psicologica è data da:

  • Il sentire che il coniuge è la persona più importante della propria vita.
  • Il poter contare in ogni momento sul coniuge, sia sotto l’aspetto psico­logico (spirituale) sia sotto quello materiale.
  • Il potersi fidare di essere ascoltati e capiti; di raccontare le cose più intime e personali, senza che i contenuti siano successiva­mente usati contro o come strumenti di ricatto.
  • Il condividere lo spazio e il tempo, in modo che diventino spazio e tempo della coppia, nel rispetto dei ritmi reciproci.
  • Avere il desiderio che la reciprocità psicologica si realizzi pure con la totalità dell’unione attraverso l’intimità sessuale, che di­viene contem­poraneamente espressione della fusione dei due ed espressione dell’individualità.

L’intimità psicologica può essere condizionata da resistenze, paure, vergo­gne, su­perfi­cialità, arroganza, sopraffazione, timidezza, chiusura, poca fidu­cia. Già du­rante il fidanzamento l’intimità psicologica do­vrebbe es­sere l’ambito, su cui i due si dovrebbero costantemente con­frontare.

E’ un terreno che va sempre dissodato. Un periodo molto propizio per l’approfondimento dell’intimità psicologica è quello dopo il matri­monio e prima dell’avvento dei figli, perché, come si è detto, i due spe­rimentano le gioie e si cimentano con le difficoltà della condivisione della vita, con le modalità relazionali e interattive nella costruzione del clima psicoaffet­tivo.

Vi è, però, la tendenza a dare per scontato che il coniuge debba in­tuire, capire, e, per certi aspetti, anticipare i pensieri e i desideri, a sca­pito della reciprocità e dell’intimità, che richiedono che tra i due vi siano una comu­nicazione fluida e un dialogo aperto.

 La vita di coppia affina l’intimità psicologica attraverso l’ascolto e il dialogo.

Saper comunicare è difficile, perché è molto arduo saper ascoltare.

L’ascolto comporta la disponibilità psicologica a cogliere i vissuti del­l’altra persona, le sue istanze profonde, le sue problematiche. Oc­corre un ascolto non tanto delle parole, dei modi e dei mezzi della co­mu­nicazione, quanto del contenuto che viene comunicato.

Ci si può rendere conto sia delle difficoltà ad esprimere se stessi e sia delle difficoltà a saper ascoltare, se si prova ad applicare l’esercizio suggerito in appendice “Per imparare ad ascoltare”.

 b) Passione o attrazione psicofisica

La passione, connessa all’attrazione fisica, è il fattore a cui, di norma, viene attribuita molto importanza per il ‘buon’ funzionamento della coppia. Spesso si ritiene che sia sufficiente avere una forte attra­zione fisica per avere sicurezza di un buon funzionamento relazio­nale.

E’ fondamentale che i due si piacciano, si sentano attratti reciproca­mente e abbiano la disponibilità a condividere la corporeità. Occorre, però, rilevare che la passione è molto legata ad una sessualità conno­tata dalla fisi­cità e dalla dimensione genitale della stessa. E’ un fattore molto soggetto alla variabilità emotiva, con profonde differenze nell’uomo e nella donna.

La variazione emozionale comporta che gli stati d’animo incidano pro­fondamente sull’attrazione e sulla ricerca della fusione fisica, come espressione della totalità di sé.

La differenza tra uomo e donna implica che, mentre nell’uomo la pas­sione si caratterizza per una forte tendenza all’aspetto fisico e all’unione ge­nitale, nella donna si connota per una maggiore tendenza all’espressione affettiva, alla tenerezza, all’effusione senza che ciò comporti di per sé anche l’atto genitale. Di ciò occorre tenere conto se si vuole che l’esplosione passionale sia anche nel contempo effusione di tenerezza ed espressione della totalità delle persone.

La passione è  una dimensione dell’amore coniugale che è sotto il segno di “tempo variabile”. Cioè, le cose possono funzionare finché il comportamento del partner, in situazioni particolari, è la risposta alle attese. Nel mo­mento in cui iniziano ad esserci delle dissonanze in altri ambiti relazionali del quotidiano, l’attrazione fisica diminuisce, anche se permane, special­mente nell’uomo come possibilità di scarica fisica.

La passione, essendo soggetta all’emotività e alle situazioni della vita, è pure soggetta a delle variazioni. Spetta alla coppia e ad ogni co­niuge far sì che permanga, si alimenti, si accresca col passare degli anni assieme e del tempo, che lascia i segni sul proprio corpo e su quello del coniuge.

E’ necessario che la passione si intrecci con l’intimità psicologica e si corrobori con una continua, quotidiana, scelta reciproca.

Nessuno si può sostituire ai due nel saper coniugare intimità psico­logica e intimità fisica.

 c)  Scelta/decisione

La scelta coniugale è un atto che esplicita la decisione di condivi­dere la totalità della vita assieme e che si protrae e si ripete nel tempo.

La scelta del coniuge comporta dei passaggi, che implicano una pro­fonda maturazione di fronte alle responsabilità, che ognuno si assume con tale decisione.

Anche la scelta del coniuge è soggetta a molti fattori personali e so­ciali. Quelli personali hanno radici nella propria storia e corrispondono all’esigenza di trovare l’altra parte di sé, la completezza immaginata e in­consciamente ricercata.

Nella scelta del coniuge intervengono fattori spesso ineffabili e dif­ficili da decifrare e da definire . Di norma, viene detto: “Mi piaceva per come era”. E’ una dimen­sione fondamentale: il proprio partner deve piacere.

Questo atteggiamento, “mi piace”, non è sufficiente per una scelta che comporta una vita, perché potrebbe anche sottendere che “decido di stare con te finché mi piaci… scegliamo di stare assieme finché ci piacciamo…poi si vedrà”. Alla base di ciò vi è un atteggiamento in­fantile: si vede l’oggetto, che piace e lo si vuole per sé, fintanto che è utile, dopo lo si può lasciare e sceglierne un altro. Diviene una stru­mentalizzazione reciproca.

La decisione della scelta dovrebbe passare attraverso una fase, che radichi nella persona la convinzione che sceglie non solo perché il part­ner piace, ma perché come persona è accettata così come é. Cioè, è una decisione, che comporta la riflessione sulla persona in quanto tale e l’accettazione di essa, non solo perché piace, ma perché  è un bene in sé e contemporaneamente corrisponde anche al bene per se stessi.

 Continuità e cambiamento

In precedenza è stato affermato che uno dei compiti fondamentali nella definizione dei confini, in modo particolare all’inizio del matrimo­nio, è quello della separazione dalle rispet­tive famiglie e di saper nego­ziare un nuovo rapporto con queste. Ciò è legato alla ri-definizione di nuove modalità relazionali con le famiglie d’origine.

La coppia, che si costituisce, si fonda su due dimensioni: la conti­nuità e il cambiamento.

Continuità con se stesso, con la propria identità, con il proprio pas­sato, per cui ognuno cerca qualcosa di familiare nel coniuge, che lo le­ghi alla vita precedente. Questo riconoscersi nell’altro, ritrovare qual­cosa di familiare, permette ai due di sentirsi sicuri.

Nella ricerca del partner, però, si prospetta qualcosa di diverso, un cambia­mento rispetto alla famiglia d’origine. Alla base della scelta del coniuge sembra esserci una spinta verso una persona con nuove qualità personali, con cui risolvere alcuni problemi che vi erano nella famiglia precedente. Il cambiamento è connesso alla necessità di distaccarsi dai propri genitori per ridefinire la propria identità e fare scelte autonome.

La contemporanea esigenza di continuità e di cambiamento gioca un ruolo determinante sulla dinamica di coppia, mettendo in evidenza lo sviluppo personale dei coniugi e il percorso di maturità della coppia, cioè la loro indi­viduazione e capacità di creare il senso di appartenenza.

Si può affermare che la base del conflitto di coppia si colloca nel man­cato sviluppo personale dei coniugi e in una carenza del processo di in­dividuazione (Sé e l’Altro), con rife­rimento alle famiglie d’origine.

 Di per sé l’uscita dalle famiglie d’origine non significa rompere con la rete parentale, ma trovare una nuova modalità relazionale. Il figlio resta tale anche dopo sposato, ma è un figlio con una propria coniuga­lità. Ciò deve es­sere riconosciuto dai genitori; nel contempo, però, i due giovani hanno da riconoscere che la loro relazione coniugale non esiste in un vuoto sociale, ma in una reale situazione di interdipendenza con altre realtà circostanti, tra cui primaria è quella con le rispettive fami­glie d’origine. Così il senso di appartenenza alla pro­pria realtà di cop­pia va coniugato e vis­suto con l’apertura all’esterno, e l’esigenza di continuità si fonde con quella del cambiamento.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136 - 3482628125
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