Maturità psicoaffettiva di Gilberto Gobbi

Maturità psicoaffettiva

Gilberto Gobbi 

 1. L’affettività

L’affettività, come tutte le potenzialità e le dimensioni umane, ha bisogno di un percorso educativo per essere inte­grata nella globalità della personalità.

L’affettività permea l’orientamento, l’azione e la comu­nicazione; si definisce come capacità di simpatizzare, di en­trare in contatto con una certa consonanza interiore, positiva o negativa, con l’insieme dell’universo, con idee, conce­zioni, realtà varie e le persone.

La dimensione affettiva della sessualità si estrinseca come orientamento/attrazione più o meno intense dell’uomo verso la donna e viceversa. Orientamento/attrazione, che percorre tutte le fasi della vita e può raggiungere vari gradi di maturità.

L’affettività, quindi anche l’affettività sessuale, è sog­getta a due tipi di forze: l’egocentrismo e l’allocentrismo.

Nell’egocentrismo prevalgono la propria soddisfazione e la ricerca di compensazione di ciò che si fa per gli altri. Cia­scuno, consciamente o inconsciamente, ricerca se stesso an­che quando agisce solo per coloro, con i quali si sente emo­tivamente unito. E’ al centro del mondo, il suo agire “disin­teressato” può essere mascherato di egocentrismo. Agisce e si comporta per il “bene” dell’altro, ma la ragione intima è il suo tornaconto.

L’egocentrismo ha radici molto profonde, nella primis­sima infanzia, quando il bambino, per la sua realtà, necessita di ogni cura, fisica e psicoaffettiva: tutto gli è dovuto ed egli tutto si aspetta, anche che l’adulto anticipi le risposte ai suoi bisogni, interpreti i suoi desideri, dia forma ai suoi pensieri.

L’egocentrismo, come tendenza, permane per tutta la vita e si confronta costantemente con l’altra forza: l’allocentrismo.

Nel processo di crescita e di maturazione vi dovrebbe es­sere il passaggio da una affettività captativa (di ricevere) ad una affettività oblativa (di donazione), come apertura verso gli altri, originata dalla soddisfazione per l’altro, cioè una af­fettività come mobilitazione di tutte le forze per far felici gli altri.

I  due aspetti, egocentrismo e allocentrismo, coesistono nella stessa persona normale: tutti abbiamo bisogno di rice­vere e di dare tenerezza, affetto, fiducia, riconoscimento.

Va rilevato che, sotto l’aspetto pratico, vi possono essere delle sorprese nella propria vita affettiva, in quanto il com­pleto sviluppo della personalità non consiste nella sostitu­zione di una forza con l’altra, ma nella coesistenza dei due tipi di forze.

In tale coesistenza la persona deve avere e dimostrare ri­spetto di sé, cioè avere una difesa, una stima, un amore al servizio della propria persona e nel contempo nei confronti delle altre.

Solo una preponderanza esagerata di egocentrismo impe­disce la maturità. Ciò è caratteristica dei labili affettivi, i quali offrono ciò che piace a se stessi e si comportano se­condo la dimensione del piacere. Sono facilmente oggetti alla regressione, creando con il loro comportamento in situa­zioni che producono dispiacere e fanno danno a se stessi e agli altri. La personalità affettivamente debole manca di au­toaccettazione, di reintegrazione dell’accettazione e della si­curezza.  Sono personalità che si ripiegano su sé stesse: provano il vuoto e l’insoddisfazione della vita.

La maturità affettiva non è un frutto spontaneo, occorre impararla. Non è mai una meta definitiva, ma un processo che si manifesta con un atteggiamento e un comportamento capaci di adattamento attivo e costruttivo nelle varie circo­stanze. E’, quindi, preferibile parlare di maturazione affet­tiva, anziché di maturità.

 2. Sintomi dell’immaturità affettiva

Vi sono alcuni sintomi, che caratterizzano l’immaturità affettiva. Occorre saper cogliere il significato dei vari com­portamenti nel quadro d’insieme della personalità in evolu­zione.

I principali comportamenti spia sono:

–  un’accentuata instabilità emotiva, caratterizzata da fre­quenti alti e bassi e da repentini modifiche di opinioni  e di valutazioni sui fatti e sulle persone;

– si vedono fatti o persone in modo diverso;

– vi sono comportamenti egoistici, edonistici, esibizionistici, volubili, caratterizzati da un labile senso del controllo e della responsabi­lità;

– una forte labilità affettiva, connotata dall’incapacità di fare dono di sé, dal bisogno di passare affettivamente da una persona all’altra, senza instaurare un legame stabile e du­raturo ( le vamps, i dongiovanni, le molteplici e abituali forme di flirt, come necessità, ecc.);

– varie forme di angoscia, diffusa e indefinita;

– eccessiva introversione o chiusura, oppure un’estroversione superficiale, priva di interiorità. Ciò impedisce un autentico interscambio personale, in cui sono presenti timidezza ac­centuata, isolamento affettivo, scontrosità immotivata, im­pulsività accentuata;

– ricerca e attesa possessiva e tirannica di tenerezza, espres­sioni esagerate di gelosia, concentrazione su di sé: non è possibile un interscambio autentico;

– varie forme di autoritarismo, che di norma nascondono problemi sessuali irrisolti o male impostati;

– gettarsi a capofitto nell’assolutizzazione della “cotta”, come se si trattasse di vita o di morte. La “cotta” è un mezzo e un’occasione per aprirsi alla realtà sociale, all’altro e uscire dal proprio egoismo. Attraverso le “coppie” i ragazzi dovrebbero aprirsi all’innamoramento e quindi all’amore. La sua assolutizzazione, però, impedisce la cre­scita personale e nasconde la realtà dell’altra persona;

– una concezione non umana della sessualità, considerata come un processo biologico e meccanico;

– un incontro sessuale, che strumentalizza egocentricamente l’altra persona, vista come “oggetto” dei propri desideri, di piacere;

– una non accettazione conscia o inconscia della propria cor­poreità e quindi della sessualità;

– forme diverse di narcisismo esclusivista, con atteggiamenti e modalità di amore egocentrico, con ricerca di sé, che trae da sé stimolazione, ma anche finisce in sé e con il tempo ri­sulta distruttivo.

3. Maturità psicoaffettiva

La maturità affettiva è parte integrante della maturità come persona. Gli studiosi hanno ricercato le costanti della maturità psicoaffettiva, arrivando a parlare di personalità sana e identificandone i seguenti tratti:

1. Il tipo posizione che la persona ha nei confronti di se stessa: coscienza delle proprie potenzialità da realizzare e dei propri limiti da accettare. Ciò comporta l’avere il senso di identità, accettarlo e proiettarlo nella concre­tezza della vita;

2. Crescita, sviluppo e autorealizzazione: la misura in cui l’individuo utilizza le proprie capacità ed ha un atteg­giamento positivo nei confronti del futuro e del suo in­vestimento nella vita;

3. Integrazione: a) con se stesso nell’avere una concezione unitaria della vita, con un’interazione armoniche delle varie dimensioni della persona (fisiche, psicoaffettive, relazionali e spirituali), e b) con gli altri, avendo ben chiara la dimensione interdipendente e intersoggettiva della vita umana;

4.  Autonomia: la capacità con cui l’individuo, avendo fidu­cia in se stesso, sa decidere con relativa facilità e rapi­dità ciò che gli più confacente, secondo una gerarchia di valori;

5.  Percezione della realtà: avere una relativa libertà della di­stinzione dei bisogni e capacità di empatia;

6. Padronanza dell’ambiente, che comprende la capacità di amare, lavorare e giocare; l’adeguatezza nelle relazioni interpersonali, far fronte alle richieste delle situazioni, con adattamento e riadattamento attivo ad esse ed effi­cienza nel risolvere i problemi.

Volendo ulteriormente sintetizzare, la maturità affettiva comporta:

– affetto, simpatia, stima, gioia, amore;

– accettazione dinamica di sé e degli altri nella diversità e con i limiti di ognuno,  nel rispetto delle aspirazioni di tutti;

– sicurezza interiore di fronte alle varie situazioni della vita;

– possibilità effettiva del dono di sé.

In tale contesto, l’accettazione e il controllo della propria sessualità, senza bisogno compulsivo della genitalità, di­viene un sintomo chiaro della maturità psicoaffettiva.

Il raggiungimento di tale obiettivo comporta la realizza­zione di una duplice attuazione di fattori, tra  loro profondamente interdipendenti:

–          una normale evoluzione della capacità relazione con l’altro,

–          una sessualità integrata nella maturità psicoaffettività.

3. Equivoci sull’affettività sessuale

Il raggiungimento dell’autentica maturità sessuale di­pende dall’autentica maturità della persona.

Vi sono, però, degli equivoci sulla maturità sessuale, do­vuti ad una frattura ideologica, quindi riduttiva, relativa alla concezione della persona, in cui domina la confusione tra maturazione genitale e maturità della persona, con soprav­valutazione della prima sulla seconda.

 1) Il primo equivoco è propria della concezione che, se una persona è capace di rapporti sessuali, è anche matura in senso umano, e cioè capace di stabilire una relazione stabile, con­trarre matrimonio, andare a convivere, assumersi le relative responsabilità e vi­vere socialmente bene.

E’ una concezione molto diffusa e dilagante, che vede specialmente i giovani e anche i loro genitori, educatori e politici, mistificare i comportamenti, attribuire caratteristiche di maturità a situazione complesse, giustificare comporta­menti e difficoltà educative.

La capacità genitale è il risultato della maturazione di or­gani e funzioni, che possono essere espletate perché sono at­tive le potenzialità generative. La relazione sessuale è e do­vrebbe essere sempre l’incontro tra persone, che hanno ma­turato una propria identità psicosessuale e che sono capacità di responsabilità reciproca, quindi di donazione.

Spesso l’espletamento delle capacità genitali diviene ori­gine di una relazione, che nel tempo si trasforma in illusione d’amore e termina con la separazione. Vi è l’illusione che l’andare bene a letto sia il fondamento della relazione e che l’avere dei coiti soddisfacenti sia il fondamento di una rela­zione durevole nel tempo.

La soddisfazione sessuale, in una coppia strutturata e fun­zionante, è parte integrante della intimità psicologica e del valore dell’unione stessa. Una coppia, come unione di due percorsi di maturità, matura assieme sotto tutti gli aspetti, nella scoperta del valore intrinseco della sessualità umana. La fusione fisica delle persone diviene simbolo della com­plicità e della fusione tra persone.

2) Il secondo equivoco è dovuto alla concezione, molto dif­fusa, che se una persona appare umanamente e socialmente adatta è pure capace di normali relazioni sessuali e quindi di stabilire una relazione continuativa e assumersi la responsa­bilità.

Vi sono persone professionalmente preparate, capaci di relazioni umane, di saper stare con le altre persone, di con­seguire degli obiettivi e dei traguardi sul lavoro e nella so­cietà, occupare posti di responsabilità, dirigere altre persone, ma non essere capaci di una relazionalità profonda e conti­nuativa.

Tutto ciò non è garanzia di maturità psicoaffettiva e di re­sponsabilità affettiva nei confronti dei un’altra persona. A volte è proprio nella relazione affettivo-sessuale che emerge la loro immaturità.

4. Infantilismo

L’infantilismo appare con straordinaria evidenza proprio nella relazione psicoaffettiva di coppia, in cui la persona si rivela nella sua struttura profonda.

Hanno tratti di infantilismo:

– individui originali, dal carattere difficile, un po’ strava­gante, con reazioni paradossali e sproporzionate alle situa­zioni;

– tipi che non sanno controllare le loro emozioni, perché do­minati da stati di aggressività, ansietà, timidezza, esibizio­nismo;

– carenti di sensibilità, vivacità, spontaneità, umanità, socie­volezza;

– incapaci di fare sintesi fra diverse esigenze, come azione e riflessione, creatività e adeguamento alle situazioni;

– individui, che ricorrono  a caratteristici meccanismi di  di­fesa (negazione della realtà, rimozione, proiezione, sublima­zione, ecc.).

L’immaturità psicosessuale è presente ai vari livelli e tra i vari ceti sociali: tra gli sposi come tra i celibi consacrati. La maturità psicosessuale non può essere garantita dalla costitu­zione della coppia, dal matrimonio, dalla convienza o dalla stessa scelta sa­cerdotale e religiosa. Alla base di una scelta matrimoniale e/o di vita consacrata vi deve essere una scelta matura, libera e cosciente, frutto di autodeterminazione, di congruenza tra i vari aspetti della persona: i bisogni, gli atteggiamenti e i comportamenti  devono trovare un equilibrio in funzione del  valore scelto. Diviene una realtà che non si conquista una volta per sempre, ma che necessita una costante conquista è che non è fonte solo di impegno e di sacrifico, ma di gioie autentiche e di soddisfazioni profonde.

Il problema si colloca in un contesto di cammino di matu­rità, confrontandosi costantemente nel situazione sociale, in quanto non vi può essere maturità al di fuori del contesto so­ciale. Nel sociale la persona apprende a vivere se stessa in costante interdipendenza dagli altri, gerarchizzando le ten­denze affettive, dissolvendo l’egocentrismo e l’egoismo in­fantile, aprendosi all’amore degli altri.

5. Sessualità integrata nella affettività

La meta della maturità psicosessuale è la capacità di do­nazione e d’interazione profonda. Occorre, perciò, che la sessualità maturi secondo le sue esigenze interne e si integri con l’insieme delle forze della personalità.

Necessita di un incontro effettivo ed autentico, un inter­scambio interpersonale, poiché il suo senso profondo è quello dell’apertura all’altro. Ciò comporta la maturazione di certi atteggiamenti e condizioni, senza dei quali la sessualità diviene un disturbo e un ostacolo alla normale evoluzione af­fettiva.

La dimensione sessuale della persona è un linguaggio, non solo corporeo, ma di tutta la persona, che traduce e de­codifica i suoi atteggiamenti profondi di fronte:

a se stesso: esprime l’ideale e il concetto di sé, l’immagine del proprio corpo, l’accettazione attiva della propria iden­tità psicosessuale. La non accettazione del proprio schema corporeo e dell’immagine del proprio corpo ha delle con­seguenze negative, tra cui una concezione angelica della sessualità, il rifiuto dell’atto sessuale, vedere dei tabù o de­gli aspetti negativi in tutto ciò che si riferisce al sesso.

Si vedrà successivamente che i condizionamenti avuti du­rante l’infanzia, come l’ambiente familiare ed esperienze sessuali infantili, abbiano avuto un’importanza decisiva nella trasmissione e nel modo di vivere e sentire la genitalità e la sessualità;

agli altri: concretizza il proprio inserimento sociale, il va­lore e l’accettazione attribuiti alle persone, alla loro iden­tità e differenziazione, la capacità di interagire profonda­mente e di entrare in intimità costruttive e maturanti;

alla vita: senso e significato della vita, la sessualità è una dimensione totalizzante della persona.

Si vedrà successivamente come i disturbi della sessualità manifestino immaturità personale e deficit nei rapporti umani. Si può anticipare che un’esperienza negativa sul piano sessuale e affettivo, sul piano genitale o erotico, se non viene adeguatamente chiarita a tempo debito e assunta nei suoi contenuti dinamici, può compromettere in ogni caso la capacità di amare.

La maturità della sessualità comporta di avere una conce­zione umana di essa, che si evolve secondo il suo interno di­venire. Ciò implica che, se una normale conformazione anatomica è la base di un buon funzionamento fisiologico e psicologico, questa non sia sufficiente, perché occorre che, da un punto di vista psicologico, vi siano l’accettazione della propria realtà genitale e sessuale e una gerarchizzazione della propria sessualità nel mondo dei valori.

Una concezione errata è quella che vede la sessualità come un meccanismo animale sublimato a una funzione biologica unicamente al servizio della trasmissione della vita. Tra la sessualità umana e quella animale vi è un salto di qualità, per cui la specificità della sessualità umana è quella di essere libera e ragionevole, non compulsiva e non neces­sitante. E’ la persona, libera e intelligente, che assume e orienta i propri impulsi sessuali.

E’ necessario che durante l’età evolutiva, come per altri impulsi, la sessualità attraversi una fase di cerebralizzazione, cioè che possa essere controllata dai centri ipotalamici: la persona fa propri e orienta gli impulsi sessuali attraverso un processo di comprensione, di autocontrollo e di scoperta del senso e del significato per la persona.

Significa accettare la natura di essere sessuato come un bene della persona.

Specialmente durante l’età critica dell’adolescenza oc­corre una presa di coscienza della realtà e della positività in sé dell’attrattiva sessuale verso l’altro sesso, come elemento costitutivo del processo di crescita e di maturazione. Non si controlla ciò che si teme. La non comprensione o l’averne paura creano ingolfamenti, chiusure, arresti nel processo di maturazione, o superficialità, squilibri e disfunzioni, che emergono nel tempo.

L’accettazione della sessualità non significa qualunqui­smo o comportamento licenzioso, ma un vero riconosci­mento della realtà, che comporta un aprirsi e un prospettarsi verso il futuro da costruire per giungere a un controllo e a una assunzione progressiva della sessualità nella sua molte­plice dimensione.

Oggi si vive in una realtà ambientale profondamente ero­tizzato, in cui un sesso pressante e sprezzante invade e per­mea, quasi scandendo le vaie fasi della vita quotidiana. Sembra che nessun oggetto e attività umana possano sfug­gire alla dimensione di erotizzazione. Si potrebbe parafrase, senza desacralizzare –  il poeta nella sua tomba non me n’abbia a male – che: “Ovunque il guardo io giro”…”l’immenso sesso io vedo”. Non è sessuofobia que­sta, ma presa di coscienza di una realtà incombente, che snatura la stessa concezione della vita.

Sotto l’aspetto psicologico crea mentalità, orientamenti, atteggiamenti e comportamenti, come:

– vivere in dipendenza delle forse istintive, disumanizzare la sessualità,

– favorire il libertinaggio,

– creare un atteggiamento dell’usa e getta, di strumentalizza­zione della persona a proprio piacere e godimento.

Per i bambini diviene difficile seguire i propri processi di crescita, per gli adolescenti inserire la sessualità in un pro­getto complessivo di maturità, per gli adulti sapersi orientare secondo i criteri di valore.

Occorre una posizione equilibrata tra la minimalizza­zione del sesso, togliendole importanza, volerlo come di­menticare, evadere da esso, misconoscendone l’importanza per la vita della persona e l’iperesaltazione e una preoccupa­zione ossessiva per le cose del sesso.

Il giusto posto del sesso è l’amore: sessualmente matura è la persona che sceglie un partner unico e stabile, oppure sa rinunciarvi per motivi ideali, instaurando una dialogo da per­sona a persona.

 6. L’integrazione sociale

Come già accennato, un altro aspetto della maturità è la capacità di relazionarsi socialmente, cioè di aver maturato la capacità di collaborare con gli altri, di non porre se stessi al di sopra e davanti agli altri, ma neppure al di sotto.

Si parte sempre dalla stima di sé, dal superamento dei sensi d’inferiorità, propri dell’età infantile e adolescenziale, che comporta un riconoscimento obiettivo e sereno della ca­ratteristiche fondamentali delle proprie potenzialità, quindi dei propri limiti e possibilità, con desiderio di met­terle a disposizione delle persone con cui si è in contatto. Vi è sempre necessità degli altri e contemporaneamente che gli altri abbiano bisogno di noi. Si può dire, parafrasando un’affermazione di Erikson, che “l’uomo maturo ha bisogno che si abbia bisogno di lui”. La maturità, però, comporta nell’essere disposti a dare e a dimenticare che si potrebbe anche ricevere.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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27 risposte a Maturità psicoaffettiva di Gilberto Gobbi

  1. Carla ha detto:

    Come sempre, caro Professor Gobbi, Lei è molto denso..e intenso !
    Sono felice della Sua iniziativa.

    • gilgobbi ha detto:

      Spesso il materiale richiede questa intensità e anche densità.
      Spero che non sia di impedimento alla chiarezza.

      • nicoletta mattiussi ha detto:

        Buon giorno, professore,
        vorrei sapere se organizza qualche cammino per sviluppare la maturità psicoaffettiva…qualche gruppo o altro.

      • gilgobbi ha detto:

        Vi è l’intenzione di organizzare un gruppo di confronto sulla problematica della maturità. Darò comunicazione tramite il blog. Grazie.

      • ilaria ha detto:

        molto molto interessante. Mi ritrovo molto nel punto in cui dice che è immaturo psicoaffettivamente chi ha frequenti alti e bassi ma soprattutto paure irrazionali. Mi assalgono quando inizio a frequentare una persona e sono incontrollabili. Non so come affrontarle e spesso determinano la fine di rapporti molto brevi.

    • merlino ha detto:

      eccoti dove sei intervenuta. Colgo l’occasione per salutarti e ringraziarti per avermi introdotto in questo blog.
      Merlino

  2. nicoletta ha detto:

    credo che in questo tempo la maturità psicoafettiva nelle coppie sia in disuso…credo prevalgano abitudine , paura di stare soli, beneficio sociale ed economico…o sesso o interesse l’amore in Italia è finito…quando ne parlo la gente , uomini e donne mi guardano e ridono

    • gilgobbi ha detto:

      Tante sono le paure di fronte alla vita di coppia, ma tanta è anche l’immaturità che ci si porta all’interno della coppia. Come per il soggetto così anche per la coppia vi sono delle tappe evolutive che comportano un impegno di maturità, in cui si è coinvolti e si cammina assieme. E’ logico che è più facile e deresponsabilizzante attribuire le possibili cause del fallimento all’ambiente, alla società… e così via.

  3. Roberto ha detto:

    Molto interessante. Riconosco molti comportamenti della mia compagna e l’origine dei problemi che stiamo avendo.
    Solo un piccolo appunto, purtroppo i numerosi refusi ortografici mi rendono difficile la comprensione di alcune frasi. Le consiglio di sistemarli.
    Mi perdoni per l’indelicatezza.

    • gilgobbi ha detto:

      Grazie delle indicazioni. Appen mi srà possibile rivedrò il testo. Però vi sono olo aspetti dell tu compgn o anche qualcuno tuo?
      Con simpatia.

      • Roberto ha detto:

        Non mio… C’è incomunicabilità con la mia compagna che ha paranoie autoreferenziali e gelosia patologica.
        Mi fa la detective in camera da letto e non vuole che io abbia amicizie femminili. E riesce a trovare attacchi personali in ogni cosa che io dico o consiglio che le do.
        C’è un figlio di 1 anno e molti problemi. Io vedo in lei comportamenti infantili nei quali se quello che dico va in contrasto con le sue opinioni lei allora si sente sminuita, e non accetta alcun tipo di critica. Arriva a urla e pianti.
        Anzi a volte si carica di rabbia, diventa tesa e l’unico modo per scaricarsi è trovare una critica autoreferenziale nelle mie parole o consigli, con un’accusa di critica nei suoi confronti ed un litigio, ed allora torna ok per qualche giorno fino a quando si ricarica ancora.
        Perché dice che fa “ruminazioni” pensieri che la fanno caricare. E per vergogna si rifiuta di dirmi che tipo di pensieri sono.
        Ha sviluppato dipendenza da Facebook e videogiochi nel cellulare che dice che le servono per tenere la mente impegnata dalle ruminazioni, ma facendo questo trascura il bambino che viene abbandonato a giocare da solo, nonostante lei sia libera da impegni.

        Il fatto è che ciò va ad incidere sulla possibile salute del bambino perché non vuole criticate le sue scelte alimentari, la sua iperprotettività, il riprendere costantemente il bambino se fa quello che lei non vuole, rafforzando così la necessità di attenzioni del bambino che quindi reitera quei comportamenti.
        E dulcis in fundo non vuole manco criticata la madre (mia suocera) che urla in faccia al bimbo quando è discolo e tiene gli stessi comportamenti della figlia.
        Dato che la madre sminuisce sempre la figlia. La madre non accetta ciò che fa la figlia perché altrimenti verrebbe messo in dubbio il suo ruolo di madre, ecc.
        Ed inoltre la mia compagna è venuta a vivere da me ma dopo numerose crisi di panico ingiustificate e litigi con motivazioni banalissime, si è presa il bambino ed è tornata dalla sua famiglia.

  4. gilgobbi ha detto:

    E ora com’è la situazione? Non vi siete fatti aiutare per cercare di superare alcuni aspetti difficili della vostra comunicazione? Auguri per le prossime festività di ogni bene..

    • Roberto ha detto:

      Si abbiamo iniziato la prima seduta di coppia e poi faremo singolarmente…

      Io ci avevo provato in passato a mandarla in analisi con la scusa che forse era affetta da disturbo paranoide così come descritto nel sito di Mauro Scardovelli.
      Ma dopo 3 sedute ha smesso, giusto quando l’analista le ha detto che non aveva quel disturbo.
      Non so se fosse vero o no perché i tratti sembrano identici, fatto sta che l’espediente stava funzionando.
      Ma probabilmente l’analista si è fatta trascinare dai suoi deliri perché la mia compagna ha anche un’abile maschera di ragazza seria, matura e responsabile, probabilmente creata per assecondare la madre.

      E quindi saputo dall’analista ciò che realmente le interessava le è bastato per smettere l’analisi e puntare il dito contro di me e quindi togliermi ogni fiducia. Anche perché l’analista le ha detto che se non si trovava bene con me forse era colpa mia che non sono riuscito a infonderle la sicurezza ricercata.

      La madre ci crede davvero a questa cosa che sua figlia sia matura e responsabile, nonostante a 30 anni quando l’ho conosciuta avesse una camera con collezione di fatine, cuoricini a specchio appesi alle pareti e gadget da 12enne.
      E la madre crede anche che il problema per cui è andata via da casa mia fosse che la mia città e la mia casa non le piaceva e perché io non ho una comoda asciugatrice per il bucato. Sembra una barzelletta ma la sua famiglia è composta da persone ignoranti e semplici che si bevono ogni suo delirio. E la accettano senza riserve e senza chiederle spiegazioni. Non hanno dialogo in casa tranne “abbaiarsi” contro quando hanno diverbi. Una classica famiglia di teledipendenti con madre psicotica e padre nullità usato come inserviente di madre e figlia.
      Il fratello è simile a lei che vive coi genitori a 41 anni ed accumula un fallimento dopo l’altro in amore e nel lavoro. Lei ne ha 32. Io 42.
      Il fratello mi ha tolto il saluto dopo avergli criticato il suo idolo Vasco Rossi chiamandolo cantante tossico. Ma anch’io non è che ci parlassi molto dato che non abbiamo nulla in comune. È un operaio senza interessi che fa provini per entrare al Grande Fratello, ha una camera di un 16enne con poster del suo idolo che va a trovare spesso in estate nella speranza di vederlo, avere autografi e farcisi foto insieme.

      La mia ragazza ne ha fatte 2 di queste fughe, una quando era incinta, con la scusa che avevo amanti tra le mie amiche. Puntava il dito su una mia ex con cui siamo rimasti amici, convinta che invece avessimo ancora una relazione. Nonostante gliela abbia fatta conoscere e che non ha nulla da temere.

      E questa seconda col bambino di 8 mesi, dove alternava crisi assurde dove addirittura mi accusava di non essere abbastanza perspicace e telepatico da anticipare i suoi bisogni senza che me li chiedesse verbalmente, all’ennesima accusa di mie chat segrete con altre donne ha chiamato il padre che l’ha aiutata a caricare la sua roba ed andarsene.
      Ma io sospetto dipendenza affettiva dalla famiglia di origine.

      L’ho convinta così ad analisi di coppia, perché solo se anch’io mi prendo responsabilità dei nostri litigi, lei ci viene. Perché è fermamente convinta di ciò che dice ed ora ci ha anche aggiunto che io complotto contro di lei con mie amiche psicologhe per appiopparle una patologia di qualche tipo.

      Sembra roba da manicomio, ma giuro che è tutto vero. Quando non ha queste cose strane andiamo d’accordissimo, e stiamo molto bene insieme. Ma dopo le ruminazioni e il diventare cupa e sospettosa, basta un niente e BOOOMMM esplode in litigi che le servono per scaricare rabbia caricata. E questo niente sono mie parole che lei interpreta come accuse o critiche autoreferenziali. E se non parliamo le basta qualche mio sbaglio col bimbo o in casa. Cioè le inventa…

      Se non ci fosse il bimbo di mezzo sarei già scappato da questa situazione grottesca ed umiliante!
      Anche se la amo, penso che il mio benessere psico-fisico venga prima di persone così.

  5. gilgobbi ha detto:

    Verifica se vi sono altre correzioni da apportare. Grazie.

    • Roberto ha detto:

      Si ora non ci sono più gli errori.
      Ad essere proprio pignoli ci sono tutte quelle E’ che andrebbero sistemate in È. Ma chi usa sistemi Windows ha questo problema. Io uso Linux e le maiuscole accentate sono automatiche usando CAPS-LOCK.
      Su Windows bisogna aprire Accessori->Mappa Caratteri e selezionarle di volta in volta.

      Ma ormai ovunque anche nei giornali e nei libri hanno tutti E’ per cui non ci si fa più caso.

    • Roberto ha detto:

      C’è rimasto questo:
      Attraverso le “coppe” i ragazzi dovrebbero

  6. francesco ha detto:

    anche io ho letto questo articolo e mi rendo conto di essere un immaturo dal punto di vista affettivo.
    ho cercato su google infantilismo perche oggi durante la seconda seduta di terapia famigliare, è emerso questo concetto legato a me e alle due mie sorelle.
    Riconosco in me i tratti fondamentali della persona egocentrica.

  7. Michele ha detto:

    Caro Professore, mi riconosco nel mia immaturità, e credo di soffrire di un disturbo narcisistico bordeline, forse legato ad una mancanza che posso aver avuto nell’infanzia, in quanto non ricordo di aver avuto una madre particolarmente affettuosa, ma i miei non ricordo abbiano avuto gravi problemi . Sono sposato agosto mia moglie a 20 anni, siamo sempre stati fedeli e abbastanza uniti nelle cose di tutti i giorni. Seguiamo dei buoni principi religiosi. Abbiamo due figli, 13 e 3 anni. Da parte mia purtroppo si è manifestata una nevrosi nei suoi confronti che continua fino a oggi, che mi porta sempre a delle crisi di rifiuto nei suoi confronti, che si impunta sui dettagli fisici con fobie che mi portano ad avere paura di guardare o pensare ad altre persone (donne o uomini) per terrore che mi abbandoni a loro per una sorta di fuga da mia moglie. Da parte sua, mia moglie ha sempre cercato di aiutarmi, ma ora non ne può più dei miei stati critici. È una donna paziente e che si prende cura dei nostri figli. Continuo a ripetermi che io ho scelto mia moglie perché mi piace ed è con lei che voglio vivere, ma le mie paure, i miei attacchi mi divorano e vorrei liberSono stato in analisi per alcune volte, anche assieme a mia moglie, ma non ho sentito un aiuto pratiche concreto da subito, visto che era una volta al mese. Una volta ho fatto anche parte di un gruppo misto di persone in un corso psicoterapeutico, ma sinceramente mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Forse avrei dovuto essere seguito settimanalmente ma non riuscivo a sopperire dal punto di vista economico.
    Vorrei chiedere un suo parere sulla motivazione di questo stato e circolo vizioso e dove devo far leva nella mia mente per non essere attanagliato da questi stati di ansia e pensieri devastanti.
    La ringrazio molto se mi può essere d’aiuto.
    M. P.

  8. Massimo ha detto:

    Buongiorno vorrei acquistare una copia di Modelli di Maturità psicoaffettiva .Come posso fare ?

    • gilgobbi ha detto:

      Mia dia l’indicazione esatta, l’indirizzo completo e le invierò il fascicolo. Cordiali saluti. Può scrivermi il tutto su Messenger

      • Massimo ha detto:

        La ringrazio infinitamente . Indirizzo:
        Montuori Massimo Via Tripoli n° 90 Livorno 57124
        Se può inviarne due copie le sarei grato .
        Per il pagamento mi dica come posso fare, ricarica, bonifico o altro.
        Saluto e ringrazio

  9. Stefano Coccia ha detto:

    Buonasera, ciò che è scritto è molto vero quanto attuale. Vorrei acquistare una copia di Modelli di Maturità psico-affettiva .Come posso fare?

  10. Stefano Coccia ha detto:

    Buonasera, ciò che ha scritto è molto interessante e molto vero. Vorrei acquistare una copia di Modelli di Maturità psicoaffettiva .Come posso fare? In più vorrei porle un’altra domanda. Sto cercando del materiale per fare una tesina di un corso sui problemi e/o impedimenti psicologici (es. l’omosessualità, pedofilia, parafilie, ecc) che impediscono il matrimonio nel periodo del fidanzamento, cioè nel periodo del discernimento. Il senso del corso è di rilevare tutto ciò che, di natura psichica, ostacola, impedisce di assumere l’impegno vocazionale. Mi può essere di aiuto in qualche modo con del materiale?

  11. Stefano Coccia ha detto:

    Il mio indirizzo è:
    Stefano Coccia, Via Venezia, 27 64014 Martinsicuro (Teramo).
    Per quanto riguarda l’altra richiesta se vuole le scrivo qui il mio numero di telefono, altrimenti le ho mandato già una mail a questo indirizzo: gilberto.gobbi@gmail.com quindi possiamo sentirci via mail.

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