Problemi Epistemologici

Gilberto Gobbi

 1. Una griglia e qualche appunto

Qualche appunto per alcuni accenni di epistemologia, quale aiuto per una riflessione sul lavoro terapeutico. sull’uomo con cui si lavora (il cliente), sull’uomo che lavora (il terapista), sulle teorie generali circa il comportamento umano e le sue pos sibili modificazioni, sulla pratica e sull’intervento psicomotorio.

Una griglia, riassuntiva, sintetica, delle implicazioni teoriche e pratiche della clinica psicomotoria, che oggi deve affrontare un pluralismo abbastanza caotico delle diverse tendenze.

La psicomotricità, figlia maggiore o minore della terapia corporea, può presentarsi come una realtà selvaggia, in cui si usa “tutto” o ‘tutti”, in nome della spontaneità, della creatività, in una parola in nome del corpo, assunto a novello risolutore delle situazioni deficitarie.

Dall’operatore si esige un forte orientamento, in cui coniugare tra loro teoria e prassi e costruire la propria professionalità.

Perché non dare vita a un programma di ricerca, con l’obiettivo di riflettere sugli interventi terapeutici, che hanno come modalità privilegiata l’uso del corpo e/o la sua mediazione?

Ciò implicherebbe il confrontarsi con una griglia, che facilita l’analisi dei diversi modelli di approccio concettuale e metodologico, e permetterebbe di cogliere i concetti-guida, i riferimenti ad altre scienze e le riflessioni operanti nella pratica clinica. come pure il fondamento metodologico. cioè il percorso che l’operatore e il cliente fanno circa le potenzialità di cambiamento-trasformazione.

Il riquadro successivo sintetizza il percorso di un possibile programma di ricerca, che collochi ciascun approccio all’interno di parametri tra loro confrontabili.

Il tutto può essere maggiormente rappresentato dalla griglia epistemologica successiva, che ha in sé una pregnanza intrinseca e che facilita la riflessione e la comprensione del lavoro clinico psicomotorio. Offre dei parametri di adeguatezza e di oggettività, in quanto dà la possibilità di individuare dei criteri utili alla valutazione dal trattamento. La molteplicità degli approcci spinge verso una differenziazione del lavoro clinico, ponendo ogni gruppo di fronte all’esigenza di testare il proprio modello per cogliere la differenza specifica rispetto al variegato panorama  generale.

La griglia si articola su due piani, tra di loro intrinsecamente interdipendenti: 1) il piano antropologico e 2) quello scientifico, i due termini, antropologico e scientifico, potrebbero essere intercambiabili, in quanto vi è piena scientificità sul piano antropologico, in cui l’uomo riflette su se stesso e costruisce le teorie generali circa il proprio essere, la conoscenza e l’intervento sulla realtà, compresa quella clinico-terapeutica.

Il     piano antropologico è un piano spesso trascurato, considerato “vuoto” dai pragmatici, perché secondo loro, non risolutivo nel fare clinico; tuttavia, essi stessi non possono prescindere nel loro pratico operare di fare riferimento a una o più teorie del comportamento umano. Il loro atteggiamento non è totalmente estraneo alla teoria.

Anche se la maggior parte degli operatori tralascia di pronunciarsi sul grado di validità delle teorie sottese al lavoro e sulle condizioni alle quali sono sottoposte ad esame le loro empiriche asserzioni, vi è però la tendenza ad interrogarsi ed allargare le riflessioni all’ambito antropologico, là dove l’operatore interroga se stesso come umanità, assimilato all’umanità del cliente.

Su tale piano la riflessione diviene confronto, concretezza, prospettiva di un oggi che include l’uomo in una visione complessa, che lo dischiude verso un orizzonte di pregnante attualità definita dai limiti dell’essere nel mondo, ma segnata dai bagliori del simbolo che lo apre verso il futuro. L’uomo c’è tutto, con la sua problematicità, entro la circolarità del farsi misterioso della relazione.

La riflessione antropologica si apre a spazi mai definiti e sempre da definir si: la concezione della propria attività, dei propri ambiti, delle caratteristiche umane e professionali, degli obiettivi dell’intervento psicomotorio.

Gli obiettivi di un trattamento sono strettamente connessi al concetto di salute mentale e/o di normalità. Questo, a sua volta, è determinato necessariamente all’interno di un modello teorico generale, senza il quale il comportamento umano sarebbe pri­vo di qualsiasi significato. Ai pre­supposti teorici del terapeuta è corre­lato poi il processo di intervento, il quale pure ha una sua rilevanza nel determinare la definizione degli obiettivi. L’orientamento teoretico del trattamento, in sostanza, costi­tuisce la cornice entro cui l’operatore promuove ed organizza l’intervento clinico. Questo orientamento teoreti­co è determinante perché, oltre a sta­bilire il fine del trattamento, orienta la produzione e l’elaborazione dell’informazione. E’ l’intrinseca unione tra il piano antropologico e quello scientifico.

Il piano scientifico della griglia si struttura su tre livelli: logico, me­todologico ed empirico.

Il livello logico comprende una profonda riflessione sulle radici sto­riche delta psicomotricità, che da an­ni si confronta con altre scienze e lot­ta per acquisire una propria specifi­cità ed autonomia nei confronti di quelle scienze che operano nel setto­re della prevenzione e della riabilita­zione. Il problema del suo farsi scienza all’interno di una storia di confronto e di analogia facilita la comprensione delle radici storico-culturali e le difficoltà dello struttu­rarsi della nuova professione. Fanno parte dello stesso livello logico l’ap­profondimento della conoscenza del­le teorie circa le patologie psicomo­torie e le stesse indicazioni e con­troindicazioni dell’approccio psic­motorio alle stesse patologie.

Il     livello metodologico comprende l’esigenza di esplicitare la strada che si percorre sia per prevenire e sia per intervenire sulle patologie e disfun­zioni psicomotorie. Vi è un ambito metodologico specifico, che diffe­renzia la psicomotricità da altri inter­venti? È fondamentale che tale ambi­to metodologico venga con chiarezza determinato.

Il     livello empirico comprende il set­tore pratico del lavoro specifico, che implica che si esplicitino le tecniche di produzione delle informazioni ne­cessarie per l’intervento e per l’iden­tificazione degli obiettivi clinici. Tra gli obiettivi, le indicazioni del per­corso e l’uso delle tecniche specifi­che, si commisura il ruolo del terapista della psicomotricità, che si pone non solo come una novità a livello

tecnico empirico, ma come un opera­tore con un diverso modo di concepi­re i problemi e quindi con un nuovo modo di leggere la realtà disfunzio­nale e di affrontarla.

In una circolarità pregnante di intui­zioni e di nuovi stimoli i due piani si intersecano tra di loro: l’antropologi­co fa da supporto allo scientifico, e quest’ultimo ricrea nuove opportu­nità per interrogarsi sull’uomo, sulle patologie e sulle metodiche più op­portune per intervenire; per interro­garsi sullo specifico della psicomo­tricità e per approntare un program­ma di ricerca sull’efficacia ditale in­tervento. Si tratta di riuscire a trova­re strumenti adeguati all’oggetto da indagare, cioè strumenti in grado di misurare la multidimensionalità e la complessità dell’intervento psicomo­torio. Questo bisogno di riflessione sulla natura teorico-metodologica e sull’efficacia del proprio lavoro, ha una duplice ragione: la prima è legata alla crescita della specificità della do­manda da parte dei privati e delle isti­tuzioni; la seconda è connessa anche all’evidente rallentamento del flusso di produzione di idee originali.

 

GRIGLIA EPISTEMOLOGICA. Concezione della propria attività

PIANO ANTROPOLOGICO Cos’è l’uomo Chi è lo psicomotricista
Come l’uomo conosce Che cos’è la terapia psicomotoria
PIANO SCIENTIFICO Radici storico-culturali della
psicomotricità
Esplicitazione dei percorsi per prevenire e per modificare le patologie e le disfunzioni psicomotorie Tecniche di produzione
delle informazioni
Analogie con altre scienze Obiettivi terapeutici
Concetti essenziali e teorie su
patologie e disfunzioni
psicomotorie
Ruolo
dello
psicomotricista
Tecniche di
intervento psicomotorio
Indicazioni e
controindicazioni
dell’approccio psicomotorio
Livello logico Livello metodologico Livello empirico

Conoscenza delle conoscenze

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