Tempo e Spazio

Questo Blog viene aperto da Gilberto Gobbi il 1° gennaio 2011. Non rappresenta una testata giornalistica né un prodotto editoriale (legge 62 del 07.03.2001).

Sarà aggiornato senza periodicità. Presenta alcuni libri di Gilberto Gobbi e raccoglie una serie di articoli apparsi in riviste e relazioni tenute in congressi, convegni e corsi di aggiornamento. Il materiale è a disposizione di chi ritiene di poterne far uso. La citazione della fonte fa parte dell’onestà intellettuale.

Il tempo permetterà di poter arricchire il blog con ulteriore materiale.

Il blog ha un nome composto: tempo e spazio. Il tempo e lo spazio sono le coordinate su cui si articola la nostra vita. Viviamo nel tempo, collocati nello spazio, per vivere l’ideale di sé nella situazione.

Ciascuno ha tempi differenti e spazi diversi per vivere la coerenza delle scelte valoriali. Il blog, senza pretese, si propone di esserci su queste coordinate.

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credere nella famiglia – libro

ANCHE IL MIO LIBRO SULLA FAMIGLIA E’ NELLE LIBRERIE

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CONFLITTI DI COPPIA E MUTUALITA’ – G.G.

CONFLITTI DI COPPIA E MUTUALITA’ – G.G.

Erikson affermava, ma è anche l’esperienza positiva e negativa di ogni coppia, che “un uomo sarà più uomo nella misura in cui egli renderà la donna più donna e viceversa, perché solo due esseri unicamente differenti possono potenziare la rispettiva unicità”.

Nella relazione di coppia il potenziamento delle reciproche personalità passa attraverso la soluzione delle problematiche conflittuali. Questa soluzione, di norma, comporta un intenso travaglio di maturazione. Ci si trova di fronte ad un indispensabile e faticoso lavoro sulle resistenze e le chiusure reciproche per scalzare le barriere, che bloccano la comunicazione.

Non è sufficiente comunicare, se non vi è anche la volontà di responsabilizzarsi di fronte al conflitto. Ciò permette di accedere alla radice dei contenuti nascosti del conflitto stesso: atteggiamenti, stati d’animo, motivazioni gelosamente nascoste, sono il terreno fertile di insoddisfazioni e conflitti e divengono la piattaforma della stessa comunicazione degli animi e l’apertura o chiusura all’intimità psicologica.

La coppia si trova all’inizio della soluzione dei conflitti quando uno dei due coniugi o tutti  due comprendono la negatività delle contrapposizioni e delle accuse reciproche e nel contempo la positività del valore della crescita personale, qualunque sia la soluzione.

Sembra che la risoluzione dei conflitti della coppia debba passare attraverso lo sforzo verso  un cammino di maturazione, in cui i gesti siano profondamente donativi senza implicite o esplicite richieste di reciprocità. L’atteggiamento dominante  deve essere quello di fare il percorso, di rivedere se stessi, di affrontare i blocchi della propria maturità e di sciogliere i nodi, che permettono una maggiore disponibilità e comprensione delle realtà individuali e di quella coniugale.

La legge della mutualità esige che ciascuno si ponga di fronte a se stesso e all’altro con disponibilità al cambiamento e all’aiuto reciproco. L’apertura all’intimità psicologica favorisce la mutualità.

L’interazione profonda con l’altra persona può essere un impatto traumatizzante, soprattutto quando l’individuo è arroccato in un atteggiamento difensivo di comodo, da cui ha paura a muoversi per progredire.

E’ chiaro che gli urti frontali e a fondo cieco nel matrimonio vi sono quando una o ambedue le persone si sentono toccate nelle rispettive lacune di personalità.

Spesso ho immaginato i coniugi, venuti in psicoterapia per essere aiutati a risolvere le loro conflittualità, ciascuno fermo in una parte opposta di un ponte. Ognuno ha l’atteggiamento di chi vuole che sia l’atro/a a muoversi e ad andargli incontro.  Ognuno adduce le proprie ragioni e ritiene, per i torti ricevuti, di essere nel giusto. Se rimangono così, arroccati nelle proprie posizioni e difese, con il tempo, vi è il rischio che ciascuno si allontani e prenda la sua strada, senza neppure il tentato di risolvere la problematica. Oppure quando l’altro/a chiede di rivedere la situazione, afferma che è troppo tardi, doveva svegliarsi prima.

In queste situazioni, occorre che uno si muova e, senza richiedere reciprocità, vada verso l’altro, faccia un salto di qualità nel suo processo maturativo. Di norma, per la legge dei vasi comunicanti, cioè per i processi relazionali e interagenti della coppia, quando uno si muove e cambia qualcosa inizia a modificarsi nella coppia. Non sappiamo quale potrà essere la soluzione finale, ma il cambiamento avviene e sortisce dei risultati.

Là dove  vengono recuperate le motivazioni di fondo delle scelta coniugale e il valore dello stare assieme, ciò che unisce e non ciò che divide, vediamo che la coppia si ritrova e acquisisce un nuovo equilibrio nella modalità relazionale, fondata sulla mutualità e sulla donazione di sé, come processi profondamente maturanti, per il  singolo e per coppia.

Di fronte a quanto è stato affermato  sulla valutazione positiva o  negativa della vita della coppia, si può parzialmente concludere che il criterio di validità dell’incontro matrimoniale non è dato tanto dalla tranquillità e dalla agevolezza dell’incontro quanto dalla produttività in senso evolutivo dell’unione stessa.

Sotto questo aspetto l’unione ha senso se è creativa, cioè se contribuisce alla crescita dei due membri. Ciò comporta che questa crescita passi attraverso una verifica tagliente e decisa delle rispettive zone di immaturità, per una prospettiva di cambiamento in senso positivo, personale e della coppia.

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LA FUNZIONE DI PADRE E DI MADRE NELLA COPPIA CONIUGALE

LA FUNZIONE DI PADRE E DI MADRE NELLA COPPIA CONIUGALE
– Gilberto Gobbi –

Ruoli interdipendenti tra padre e madre – Il ruolo del padre è funzionale a quello della madre, cioè tra i due vi è un’intrinseca connessione e interdipendenza. Non è un’affermazione teorica, ma una constatazione che deriva dall’esperienza quotidiana. I due quando costituiscono coppia entrano in un processo relazionale complesso, che presenta molteplici aspetti da analizzare. Ciò che caratterizza la costituzione della coppia sono l’interazione e la comunicazione tra due persone, entrambe caratterizzate dalla loro storia:
– da una storia personale pre-coppia, un periodo durante il quale ciascuno ha strutturato la propria personalità. Questa storia è costituita da atteggiamenti, comportamenti, valori, che sono il fondamento delle modalità, con cui ciascuno ha imparato a reagire e a comportarsi di fronte ai problemi e alle situazioni varie della vita, compresa quella della formazione della coppia coniugale;
– dalla storia della propria corporeità. I due con una identità psicosessuale differente hanno vissuto e vivono il proprio corpo, ciascuno in relazione a se stesso e all’altro;
– dalla storia costituita da una serie di attese nei confronti del partner e dell’unione coniugale; attese, che hanno radici in aspetti consci e inconsci, che si manifestano con richieste, silenzi, proteste, apprensioni, sopportazioni, malumori, allontanamenti affettivi, tentavi di avvicinamento, riappacificazioni, anche rotture
.
Il figlio nella struttura della coppia – I due vivendo insieme costituiscono una struttura, una re¬altà, che si presenta sotto due dimensioni:
a) una visibile, constatabile attraverso i comportamenti, gli atteggiamenti, il modo di relazionarsi;
b) un’altra invisibile, interna, ma reale, fatta dal tessuto psico-affettivo, con cui i due vivono se stessi e l’altro e si sentono dentro la coppia, la sentono propria o sono parzialmente dentro o in una situazione marginale.
E’ in questo tessuto e vissuto psicoaffettivo, in questo clima relazionale, solido o fragile, che viene concepito il figlio e in cui l’uomo svolge la propria funzione di padre. Di norma, la maggior parte dei figli nasce in questa struttura, in cui i due, iniziata la storia della coppia, stanno continuando a costruirla, ma non è detto che debbano continuarla.
Vi sono, cioè, delle dinamiche relazionali tra i due, che il figlio trova già strutturate, in cui si inserisce e che contribuisce a modificare con una presenza esplosiva. Si ritrova in una realtà affettiva e interattiva precostituita, ma in fase di trasformazione, con disponibilità, resistenze e opposizioni, che entrambi, ciascuno con le proprie modalità, pongono nella nuova realtà familiare con la venuta del figlio.
Darsi il potere genitoriale – Il bambino non sa che i due genitori possono essersi reciprocamente confermati in questa identità di coppia e nella dif¬ferenzia¬zione di personalità e di ruoli, oppure vivere in una fase di falsa identità o di difficoltà nell’accettazione delle diversità e dei ruoli assunti da ciascuno. Entrambi, infatti, possono trovarsi in una profonda crisi di identità sia personale sia di coppia. Il concepimento può avvenire in queste diverse situazioni e il bambino con la sua presenza va a modificare il corso della storia della vita della coppia.
Il nascituro aggiunge un nuovo ruolo, quello genitoriale: i due diventano padre e madre, e la coppia si trova a vivere una nuova realtà, che si amplia e diviene famiglia.
Nel processo di maturazione della coppia, i due come dovrebbero confermarsi costantemente nel ruolo differenziato di marito e di moglie, così dovrebbero costantemente riconfermarsi nel ruolo di padre e di madre. Si tratta di darsi reciprocamente il potere di svolgere sia il ruolo di coniuge sia quello di padre e di madre.
Darsi il potere significa confermare e riconfermare nel quoti¬diano, di fronte al figlio e alle altre persone, attraverso gesti e parole, il valore e l’importanza della funzione e del ruolo dell’altro, della sua maternità e paternità. Ciò comporta la corresponsione delle difficoltà e la condivisione e il coinvolgimento nella vita quotidiana. Il padre conferma la donna nella sua maternità e lei conferma l’uomo nella sua paternità.
Anche se è la donna a rendere l’uomo padre biologico, è pure la donna che lo rende psicologicamente padre: a lui spetta accettarsi come padre e biologico e affettivo.
E’ l’uomo che rende madre una donna, tuttavia la donna ha in sé le potenzialità per viversi la maternità al di là dell’uomo, anche quando questi non accetta la corresponsabilità della genitorialità.

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DEDICA DEL LIBRO

DEDICA DEL LIBRO

Queste pagine le dedico, con affetto,

ai sacerdoti cattolici,

alle loro parole capaci di far presente realmente il Corpo di Cristo,

e alle loro mani benedicenti e perdonanti,

che segnano la vita del cristiano dalla nascita alla morte.

USCIRA’ ALLA FINE DI GENNAIO

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Il padre e il bambino da 0 a 3 anni

Il padre e il bambino da 0 a 3 anni

Gilberto Gobbi

Attraverso l’analisi del contesto familiare e le esigenze di cre­scita e di maturazione del bambino e dei due genitori, emerge che il padre è una figura primaria, assieme alla madre, nel co­stituire e determinare il clima psicoaffettivo, in cui si sviluppa e cresce il bambino. Tuttavia, è stato detto ben poco circa la genitorialità del padre, l’importanza della funzione paterna e circa la sua com­pre­senza nel promuovere e favorire lo sviluppo psicologico del fi­glio.

Il padre va considerato l’altro organizzatore del processo evolutivo del bambino. Se la madre è un elemento determi­nante, in una prospettiva dinamica, anche il padre è parte de­terminante della vita affettiva del figlio, nei suoi aspetti nor­mali e/o disfunzionali.

Il bambino nasce da e tra due realtà, quella materna e quella paterna, che determinano la direzione, il limite e il senso del suo sviluppo psichico.

Le due figure tracciano la direzione, poiché lo sviluppo pro­cede dalla madre verso il padre; tracciano il limite, in quanto, sul piano psicologico, sembra che non ci sia conquista al di fuori delle relazioni familiari; indicano pure il senso, poi­ché il significato dello sviluppo si enuclea nella trasmissione della vita. Lo spazio psichico dell’uomo si evolve tra questi due “termini” della vita: madre e padre.

E’ risaputo che l’atto procreativo non è sufficiente per far di­ventare “madri” e “padri”: molti diventano genitori senza averne acquisito il sentimento adeguato, permanendo al livello psichico del mero piacere sessuale, senza nessuna altra “gioia”.

Ogni neonato ha inscritta la realizzazione del suo processo di maturazione, che nelle varie fasi della vita non viene conse­guito solo at­traverso la pura conoscenza intellettiva, ma per mezzo delle potenziali esperienze emozionali. La maturità del sentimento è ciò che rende l’uomo “uomo”. Essa percorre delle tappe evolutive, che vede il bambino entrare in una struttura predeterminata, in cui fa vari incontri: prima quello con la madre dentro e fuori di lei e poi con il padre, per un sano sviluppo emotivo verso l’indipendenza. Il padre e la ma­dre, presenti o assenti, fanno parte integrante dell’intreccio della vita del figlio.

Quello che ci si chiede è il significato che il padre assume nella determinazione della personalità del bambino; cioè: se è l’altra figura, l’altro oggetto, oppure se è solo di supporto, al­meno inizialmente, alla funzione materna. Ha fin da subito una sua speci­fica funzione, o con la nascita è di contorno e solo successiva­mente, abbastanza tardi, entra nel cerchio della rela­zione? Sul ruolo e la funzione della madre molto è stato detto e scritto, mentre ben poco sul ruolo e la funzione del padre sulla formazione della personalità del bambino.

Di norma si dice che il padre si affianca al bambino, quando ha raggiunto una sua differenziazione (M. Klein, La psicoanalisi dei bambini, Ed. Martinelli, Firenze1932), per favo­rire il processo di “distacco” dalla madre, per promuovere il nodo simbiotico, assumendo una funzione di semplice contenitore della madre (Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma 1965). Cioè, viene visto come la persona, che facilita l’indipendenza affettiva e la crescita del bambino, nel suo pro­cesso di distanziamento e differenziazione dalla madre.

Se, però, si colloca lo sviluppo del bambino nel contesto strut­turale del nucleo familiare, nel processo interattivo del clima e dello spazio psicoaffettivo, il significato del padre as­sume ben altra valenza e connotazione e può essere conside­rato come colui che suscita, provoca, causa la vita psichica del figlio, unitamente alla madre.

Il bambino incontra il padre ancora prima di averne una con­creta percezione visiva, quando avverte la sua “figura” e la sua “presenza”. Cioè, fin dalla nascita il bambino sente la sua pre­senza ed entra in relazione con lui. Relazionarsi non vuol dire at­taccarsi, per cui rientra nella prassi che il bambino dimostri un “attacca­mento” privilegiato verso la madre, ma ciò non esclude la rela­zione con il padre, che sente e identifica at­traverso gli odori, i mo­vimenti, la “figura”, i gesti, i tocca­menti, la manipolazione.

Ciò che si vuole sottolineare ancora una volta è che il pa­dre, come la madre, trasmette al bambino la qualità del suo modo di es­sere presente a lui. La qualità viene espressa attra­verso il modo con cui si relaziona con il bambino, lo prende in braccio, lo stringe, gli rivolge la parola, lo pulisce, gli dà la pappa. Sono tutti gesti e comportamenti corporei, che costitui­scono la comunica­zione primaria, con i quali padre e madre espri­mono le emozioni positive o negative nei confronti del fi­glio. La comunicazione cor­porea è la base della comunicazione successiva. Il padre, come la madre, ha il proprio sé corporeo da utilizzare nel bene e nel male con il figlio. Il dialogo affet­tivo e la conoscenza reciproca avven­gono attraverso il dialogo dei due corpi.

Il padre, pertanto, con questo tipo di presenza, non si col­loca a fianco della madre e del bambino per entrare nella diade e per rela­zionarsi con il figlio, ma ha, invece, una sua parti­colare relazione, che fa­cilita l’acquisizione dell’immagine de­gli “oggetti”, ha una sua specifica presenza al figlio, senza la mediazione di alcuna al­tra figura, perché lui è l’altra figura diversa, che completa la scena primaria.

Il padre contribuisce in modo differente, assieme alla ma­dre, alla for­mazione della primitiva “immagine” emotiva del figlio nei confronti del mondo esterno, che incide sulla forma­zione delle successive “immagini” del suo mondo in­terno ed esterno. Il neo­nato ha nel sentire corporeo la precompren­sione della realtà, in quanto il suo “pensare”  è compreso, impli­cito, per sua natura, nel suo  “sentire”.

Il suo è un sentire-sapere che è somatico e psichico con­tempo­raneamente. Il bambino si sente attraverso il sentire dei genitori e ciò gli permette di fare esperienza di sé come sé emozionale. Con tale processo il bambino si vive e si identifica gradual­mente come il “bambino” della madre e il “figlio” del padre, percependo il loro diverso modo di porsi: femminile e ma­schile. E’ un’esperienza du­plice e diversa. Il padre deve per­mettersi fin da subito una “pre­senza” significativa con il figlio, reclamarla e volerla per il neonato e per sé.

In tale processo il padre non svolge solo la funzione di so­ste­gno della madre, di aiuto e di distacco del figlio da lei, ma diviene artefice assieme a lei della costruzione della vita emo­tiva e cogni­tiva del figlio. Attraverso l’integrazione di en­trambi gli aspetti, maschile e femminile, il bambino elabora un’immagine di sé unita­ria e completa, per orientarsi verso la propria identità.

La valenza del padre nel contesto relazionale attraversa le varie fasi della vita del figlio, assumendo connotazioni e diver­sificazioni proprie delle differenti età.

Il padre, presente o assente, conosciuto o sconosciuto, fa parte di quelle immagini interiori che non si cancellano. Si tratta dell’identità e delle radici da cui si proviene.

Di qui l’importanza fondamentale della qualità con cui viene svolta la funzione paterna nei primi mesi e anni di vita.

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un nuovo libro

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Gilberto Gobbi – Uomini e donne di Dio. Omosessualità e formazione della personalità nella vita consacrata

UN NUOVO LIBRO USCIRA’ A META’ GENNAIO 2020

Gilberto Gobbi
Uomini e donne di Dio. Omosessualità e formazione della personalità nella vita consacrata

  1. 176 – € 16,00
    ISBN 978-88-7198-759-0

Se in Internet cerchiamo «omosessualità e sacerdozio cattolico», troviamo migliaia di pagine dedicate a questo argomento: è pruriginoso e quindi ap­pe­tibile. La Chiesa catto­lica è stata coinvolta in scandali relativi all’omosessualità e agli abusi sessuali nei confronti di minori, in cui erano compromessi sacerdoti e ve­scovi. Ma la mag­gioranza di loro è fedele alla vocazione e vive la scelta del celibato con coe­renza e in molti casi con santità. Rimane, invece, poco considerata la realtà nascosta dei sa­cerdoti e con­sacrati che, per il disa­gio derivato dalla disarmonia che avvertono nella loro vita, scel­­gono di intraprendere liberamente vari percorsi di aiuto.

Sempre con rispetto delle persone, l’Autore affronta il problema del rapporto tra omosessualità e sacerdozio cattolico, analizzando la formazione psicologica della personalità, i documenti della Chiesa sull’argomento, e individuando le cause che hanno portato all’aumento di consacrati con orientamento omosessuale.

Sull’onda della «rivoluzione sessuale» del ’68, si è verificato un cambiamento antropologico: la scissione tra sessualità e procreazione, la sostituzione dell’identità psicosessuale con l’orientamento sessuale, e l’equiparazione tra eterosessualità e omosessualità, sono ora viste come espressioni della libertà dell’uomo svincolato da ogni limite naturale, morale e sociale.

Questo libro permette di analizzare il rapporto tra sacerdozio, omosessualità e forma­zione della perso­nalità e dell’identità psicosessuale. La conoscenza di sé permette di fare scelte libere e maturanti, per il bene proprio e della comunità.

Gobbi Gilberto

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