Tempo e Spazio

Questo Blog viene aperto da Gilberto Gobbi il 1° gennaio 2011. Non rappresenta una testata giornalistica né un prodotto editoriale (legge 62 del 07.03.2001).

Sarà aggiornato senza periodicità. Presenta alcuni libri di Gilberto Gobbi e raccoglie una serie di articoli apparsi in riviste e relazioni tenute in congressi, convegni e corsi di aggiornamento. Il materiale è a disposizione di chi ritiene di poterne far uso. La citazione della fonte fa parte dell’onestà intellettuale.

Il tempo permetterà di poter arricchire il blog con ulteriore materiale.

Il blog ha un nome composto: tempo e spazio. Il tempo e lo spazio sono le coordinate su cui si articola la nostra vita. Viviamo nel tempo, collocati nello spazio, per vivere l’ideale di sé nella situazione.

Ciascuno ha tempi differenti e spazi diversi per vivere la coerenza delle scelte valoriali. Il blog, senza pretese, si propone di esserci su queste coordinate.

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I BAMBINI NASCONO SESSUATI – Gilberto Gobbi – 

I BAMBINI NASCONO SESSUATI – Gilberto Gobbi –
[da G.G. Il bambino denudato]
Lo Standard fa precedere le schede applicative sull’educazione sessuale delle varie età, dallo 0 ai 15 anni e oltre, al paragrafo 3.2, con alcuni elementi fondamentali dello sviluppo psicosessuale dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui vi sono degli aspetti interessanti, che rimangono però solo delle enunciazioni a se stanti, non coerenti con il resto dell’elaborato.
Vi è un passo molto importante, in cui il documento, dopo aver affermata la necessità di iniziare precocemente l’educazione sessuale e di presentare gli argomenti seguendo l’età e il grado di maturazione, afferma che “La psicologia ed in particolare la psicologia dell’età evolutiva ha dimostrato che i bambini nascono come esseri sessuali e che la loro sessualità si sviluppa attraverso diversi stadi collegati allo sviluppo infantile e ai relativi compiti di svilup-po”.
A prima vista, sembra essere una premessa fondamentale di ampio respiro, che rassicura sull’identità psicosessuale del bambino alla nascita e anche successivamente, se invece di sessuali troviamo “sessuati” (è un errore di traduzione o un refuso?). Allora viene da esclamare: bontà della psicologia! Perché prende atto del dato di realtà e su tale dato fonda la sua conoscenza. Sappiamo che la psicologia non ha da dimostrare, ma da prendere atto e da elaborare ciò che constata.
L’affermazione, però, che la psicologia dell’età evolutiva ha dimostrato che i bambini nascono come esseri sessuati, appare come qualcosa di isolato dal complesso del documento, perché è vanificata da tutto l’impianto ideologico che sta alla base dello Standard e di quella psicologia che assume l’impostazione del gender come fondamento degli stadi di sviluppo dell’identità del bambino.
E’ come se il soggetto, nato sessuato, abbia come obiettivo della crescita e della maturazione la negazione della sua piattaforma originaria e l’assunzione dell’indifferenziazione sessuale, secondo i canoni della scelta individuale. Prima è, poi non è. Prima ha una identità, maschile o femminile, secondo il principio di non contraddizione, (i bambini nascono come esseri “sessuati”), poi, con il fluire del tempo e con lo scorrere delle tappe evolutive, diviene un’altra entità, quella che lui sceglie seguendo la variabilità dei desideri. Così il soggetto ha l’onnipotenza intellettiva di ri-crearsi e di darsi una nuova identità, in perfetta consonanza con l’ideologia di genere.
“L’ideologia di genere rinnega l’esistenza di differenze naturali tra l’uomo e la donna e rivendica le diversità sociali. Ciascuno può scegliere la propri identità e il suo proprio orientamento sessuale: tutto è diverso e relativo, l’uomo e la donna creano se stessi senza nessun riferimento alla loro natura sessuata. Di modo che non esistono due sessi, ma molteplici generi e orientamenti sessuali. L’umanità, dicono non è divisa in uomini e donne, ma in eterosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali.
Se la psicologia ha dimostrato che i bambini nascono come esseri sessuati, essa – come scienza umana, non asservita all’ideologia di turno – dovrebbe confermare il soggetto nella strutturazione e nella continuità della sua identità psicosessuale.
Secondo lo Standard l’educazione sessuale va anticipata per creare competenze e atteggiamenti appropriati, per cui le informazioni e i vari contenuti sessuali sono proposti prima che il bambino/ragazzo raggiunga lo stadio evolutivo corrispondente in modo da prepararlo ai cambiamenti imminenti. Come si dice, secondo gli estensori si tratta di giocare in anticipo in base ad una pedagogia preventiva, perché la posta in gioco dei problemi futuri che il bambino dovrà affrontare è molto importante. E il rispetto dello sviluppo psicoaffettivo del bambino, di cui tanto si parla dove lo mettiamo?
Così non vi sarà mai coincidenza tra la vera età del bambino e i contenuti sessuali trasmessi, perché, secondo queste indicazioni, essi verranno sempre anticipati.

Con queste premesse psicopedagogiche contraddittorie, non ci si dica che la centralità educativa è il bambino, ma la volontà degli esperti che stabiliscono, secondo criteri ideologici, ciò che viene insegnato, come e quando insegnare. Tutto ciò in barba a migliaia e migliaia di pagine scritte sul bambino, sul suo sviluppo, sui suoi veri bisogni e sul rispetto per la sua crescita.
A questo punto verrebbe da gridare che la dittatura culturale degli esperti sia qualcosa di indegno, perché fondata sulla manipolazione della psiche umana e sull’asservimento della realtà ai propri diktat ideologici.
Quali sono le conseguenze, a livello psicologico, sulla formazione dell’identità psicosessuale e sulla maturazione globale della personalità del bambino? I risultati sono la destabilizzazione e la destrutturazione dell’identità psicosessuale, sapendo che bambini e adolescenti sono in una fase di consolidamento della propria identità sessuale. In questa modo si pongono le basi per la costruzione di una umanità de-sessualizzata.
In nome e per conto di chi? Del potere? Di quale psicologia?
Si avrà un’umanità senz’anima da manipolare facilmente e da dominare. (Gilberto Gobbi, Il bambino denudato. L’educazione secondo le schede dello Standard/OMS, pp. 31-33)

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IN ATTESA DEL NATALE – G.G. –

IN ATTESA DEL NATALE –

“L’umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie o a utopie false” (Benedetto XVI, Caritas in veritate n. 53).

La fede cristiana è una proposta che viene offerta a tutti. La fede cristiana ha la pretesa di offrirsi all’uomo per dirgli chi egli è e come deve incominciare ad essere uomo. Si offre così come valida interpretazione culturale per il cammino dell’umanità.

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“Porno per bambini”: ma perché rubare l‘innocenza ai bambini?

“Porno per bambini”: ma perché rubare l‘innocenza ai bambini?
Sabino Paciolla Attualità dicembre 4th, 2018 0 Comments
Quando ho saputo della notizia della mostra a Milano intitolata “Porno per bambini”, la prima cosa cui ho pensato è stata come sia possibile che degli adulti possano solo immaginare una tale iniziativa. Come sia possibile che delle persone mature possano dare un titolo del genere ad una mostra. Come sia possibile che la cultura sia caduta così in basso. Ieri sera ho chiesto delucidazioni ad una persona molto nota, ma il risultato è stato, dopo le cose che ho sentito, un turbamento ancora maggiore. Scontati il clamore e la preoccupazione che una tale iniziativa hanno suscitato. Per fortuna la pagina Facebook e Instagram che promuovevano l’evento, dopo la pioggia di critiche, sono state oscurate. L’iniziativa è stata infine cancellate.

Tornano alla mente le dure parole di Gesù Cristo:

“Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Matteo, 18, 6-7)

Per chi pensasse che si sia fatto tanto clamore per nulla, leggete con attenzione questo articolo di Sarah Plake, che ho tradotto per voi.

(I ricercatori dell’ospedale) Children’s Mercy (di Kansas City) dicono che stanno vedendo una tendenza inquietante nei casi di violenza sessuale su minori.

I bambini abusano dei bambini.

“Penso sia stato scioccante per tutti noi mentre stavamo raccogliendo questi dati, (rilevare) il fatto che quasi la metà dei nostri autori (di abusi) erano minorenni”, ha detto Heidi Olson, la coordinatorice del Sexual Assault Nurse Examiner (SANE) .

I dati del programma SANE mostrano che i responsabili hanno probabilmente tra gli 11 e i 15 anni.

“Un’altra cosa che stiamo notando è che molte di queste aggressioni sessuali sono aggressioni sessuali violente, quindi includono la violenza fisica oltre alla violenza sessuale”, ha detto Jennifer Hansen, una pediatra del Children’s Mercy.

(…)

Le vittime sono molto probabilmente ragazze tra i 4 e gli 8 anni.

Hansen e Olson dicono che il numero continua ad aumentare ogni anno. Non possono individuare con certezza se la ragione sia legata al fatto che Children’s Mercy è una struttura per bambini rinomata con la capacità di servire molte più persone, o se più bambini segnalano l’aggressione ora che negli anni passati.

“Aggredire sessualmente qualcun altro, è un comportamento che si è appreso”, ha detto Olson.

Anche gli infermieri stanno scoprendo sempre più che la pornografia sta giocando un ruolo in questi casi. Questo può includere una vittima costretta a vedere un video pornografico, una vittima che riferisce che l’autore (dell’abuso) ha detto di aver visto un porno, di essere stata costretta a fare qualcosa mostrata in un video pornografico, o una vittima che viene registrata mentre fa un atto sessuale.

Hansen e Olson dicono di aver notato che i bambini sono esposti al porno in tenera età, intorno ai 4 o 5 anni. Dicono che un bambino può sviluppare idee irrealistiche e pericolose sulle relazioni intime esponendosi al porno esplicito e violento.

“Sappiamo che probabilmente è multi-fattoriale. Penso che ci siano molte cose che contribuiscono a questo, ma questa è la domanda: com’è che stiamo, come società, fallendo al punto tale che abbiamo ragazzi di 11, 12 e 14 anni, soprattutto ragazzi di 14 anni, che commettono violente aggressioni sessuali?” Hansen ha detto.
Le operatrici di SANE non sempre riescono a identificare chi sia il colpevole, perché lavorano con le vittime, ma hanno detto che i giovani colpevoli hanno riferito loro di aver guardato la pornografia e di averla messa in atto nei confronti di qualcun altro.
L’altra estremità
“Quello che stiamo vedendo è che sempre più bambini hanno problemi di comportamento sessuale e, allo stesso tempo, sempre più bambini hanno accesso alla pornografia”, ha detto Rene McCreary, il direttore dei servizi di consulenza presso l’organizzazione metropolitana di Counter Sexual Assault.
(…)
McCreary dice che il 25 per cento di tutti i crimini sessuali sono commessi da minori. Molte volte, l’autore del reato è stato vittima lui stesso. Al MOCSA, quasi il 100% dei bambini che vengono seguiti hanno subito qualche trauma.
Lei dice che la pornografia non ha una parte nella maggior parte dei casi del MOCSA, ma che la si vede giocare più di un ruolo.
“La pornografia è diversa oggi rispetto al passato. Così, l’80 per cento dei 15 film più visti ritraggono donne che vengono colpite, sputate, calciate, chiamate con nomi degradanti. Il tipo di comportamenti che non vorremmo che i nostri figli, o chiunque altro, mettesse in pratica. La pornografia è diventata più violenta”, ha detto McCreary.
Mentre la pornografia può non essere la ragione diretta per cui un bambino abusa sessualmente di qualcun altro, solleva però la questione: quale è la linea di demarcazione tra la curiosità del bambino e un problema reale? C’è una linea di demarcazione?
(…)
Ora che cosa?
Children’s Mercy e McCreary incoraggiano i genitori ad avere scomode conversazioni con i loro figli sul sesso e sulle immagini che potrebbero vedere online o sul loro smartphone. Incoraggiano a limitare ciò che i bambini possono vedere online.
(…)
La loro speranza è che un giorno vengano raccolte ricerche sufficienti per affermare definitivamente che la pornografia sta influenzando la violenza sessuale su minori.
(…)
Fonte: kshb.com
Children’s Mercy Hospital è un centro medico pediatrico completo situato a Kansas City, Missouri, USA, che integra cure cliniche, ricerca ed educazione medica per fornire assistenza ai pazienti di età compresa tra zero ed i 21 anni.
L’ospedale senza scopo di lucro è stato fondato nel 1897 da due sorelle, una chirurga e l’altra dentista, per la cura di bambini poveri e malati.
L’ospedale è stato il primo in Missouri e Kansas a ricevere il Magnet Recognition for excellence in nursing services dall’American Nurses Credentialing Center.

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BREVI RIFLESSIONI PSICOLOGICHE SUI BAMBINI “DRAG QUEEN” – Gilberto Gobbi

BREVI RIFLESSIONI PSICOLOGICHE SUI BAMBINI “DRAG QUEEN” – Gilberto Gobbi

Il fenomeno dei bambini “drag queen” – Mi è stato chiesto di esprimere un mio parere da psicoterapeuta su un fenomeno che da qualche tempo si è diffuso negli Stati Uniti. Come tanti altri, che coinvolgono genitori e figli, si tratta di un fenomeno particolare, interessante, diverso da tanti altri, accattivante. Crea curiosità, interesse, dibattito, avversione, aberrazione.
Il fenomeno a cui mi riferisco è quello della drag queen attuata da bambini.
Nella storia dell’umanità, l’uso dei bambini e del loro corpo, per divertire gli adulti, c’è sempre stato. Non si meraviglia che da qualche anno anche i bambini siano stati coinvolti nel gioco e nella rappresentazione della drag queen. Questa società del benessere, dell’immediato, della depravazione, della sessualizzazione dell’infanzia, divora le generazioni e non rispetta neanche i bambini.
Gli adulti, genitori e spettatori, hanno da divertirsi e non vi sono ostacoli, perché non vi sono limiti morali, che vengono abdicati in nome del denaro e del divertimento. Il bambino viene strumentalizzato, usato, scarnificato, innalzato, osannato, a scapito della sua età: al bambino non si permette di fare il bambino, ma lo scimmione di turno che diverte e fa ridere.

Il fenomeno della drag queen, con coinvolgimento di bambini, è stato promosso il 16 novembre 2018 dal programma televisivo mattutino statunitense “Good Morning America” (GMA), della rete televisiva ABC. Il programma, trasmesso in tutti i fusi orari dalle 7 alle 9, tratta di notizie, dibattiti, meteo e storie di speciale interesse, tra queste il fenomeno della drag queen infantile.
“Good Morning America” (GMA) ha dedicato un segmento al “drag artist” prepubere Desmond Napoles, conosciuto con il nome d’arte “Desmond Amazing”. È un ragazzino drag, androgino, che dice di identificarsi come gay. I genitori affermano che ha dimostrato interesse per i vestiti femminili fin dall’età di sei anni e che un terapeuta ha consigliato di “esplorare” il suo orientamento sessuale. Della sua prima infanzia si sa quello che viene presentato al pubblico, affinché il ruolo che svolge venga non solo accettato, ma considerato confacente con la sua cosiddetta identità di genere.
Desmond era salito alla ribalta del fenomeno drag queen già nel 2014. I giornalisti del GMA lo hanno accolto e intervistato come una grande star, confermandolo nel ruolo e nell’identità rappresentata, dall’abbigliamento sgargiante, proprio di un adulto, in un corpo da bambinetto in crescita, ancora legato al trenino e alle patatine fritte. Gli adulti, quando vogliono essere spietati con i bambini, lo sanno fare molto bene: come le intervistatrici della TV, che chiedono al bambinetto di 4 anni se ha la fidanzatina e se si danno i bacini, così hanno fatto i due della GMG che, al termine, hanno regalato a Desmond un cesto di trucco e un sacchetto di unicorno con unghie finte, dicendo: “E’ un mondo difficile là fuori, e non tutti accettano le cose, e alcune persone ti hanno criticato”. Direi, ci si trova di fronte ad un ragazzino prepubere, che con il suo vestito e le sue movenze ha imitato e rappresentato una donna adulta sessualmente provocatoria.

Ritengo che non sia compito nostro criticare Desmond, il quale, suo malgrado, si trova immischiato e coinvolto in un affare molto più grande di lui. Come Desmond, ve ne sono altri, tra cui un bambino di otto anni, Nemis, che col nome d’arte di Lactatia, è celebrato e osannato dalla comunità LGBTQIA(…) e ottiene strepitoso successo sui media gay-friendly. I genitori affermano che la sorella fin da piccolo lo vestiva e lo truccava da bambina. Sempre i genitori dicono che Nemis, quando non è nel personaggio di Lactatia, si identifica come un ragazzo, mentre quando è Lactatia si sente una ragazza con il pene.

Le storie di questi due bambini, come quelle di altri, hanno delle connotazioni comuni. Trattamento femminile da parte dei genitori, che sono profondamente intriganti nella vita e nello sviluppo psicologico del figlio; vi è percezione dell’utilizzo economico della situazione; presenza costante là dove il figlio si espone al pubblico, dimostrazione di essere comprensivi, presenti, facilitanti il comportamento del bambino, irreprensibili sotto l’aspetto della presenza e dell’attenzione, per cui il figlio non può che parlare bene dei propri genitori. Ciò rassicura il pubblico.
In un video pubblicato da “LGBT in the City” (LGBT in città), la mamma di Nemis viene allegramente ripresa nell’applicare un esagerato trucco femminile sul viso del bambino in preparazione allo show di Montreal. Si comprende come i suoi genitori siano completamente di supporto al sogno di Nemis di diventare una drag star. Egli in un video dice che ha iniziato a diventare una drag a 7 anni, ma che ha cominciato a indossare vestiti femminili da quando aveva 3 anni. Davanti alla telecamera ha imitato lo stile esagerato di un adulto omosessuale “drag queen”, dicendo: “Penso che chiunque può fare ciò che vuole nella vita. Non importa cosa pensano gli altri… Se vuoi essere una drag queen e i tuoi genitori non vogliono, necessiti di nuovi genitori”. Ci si trova di fronte alla sessualizzazione precoce del bambino.

I bambini drag queen vengono catapultati in un mondo completamente estraneo, quello dell’adulto maschio, che svolge il ruolo della drag queen. Una drag queen è un uomo che si veste, si pettina, si trucca e si comporta come una donna. Abbigliamento e comportamento femminili vengono espressamente e volutamente esagerati. L’abbigliamento comporta tacchi altissimi, pettinature fantasiose, parrucche grandi e colorate, abiti con paillettes, brillanti eccentrici e grandi. Si è nell’ambito del travestimento, nella costruzione di un personaggio per calcare le scene. Le drag queen si esibiscono, cantano e ballano: il loro linguaggio è doverosamente sottile e a doppio senso, a volte, non sempre, volgare. L’intenzione è giocosa: offrire divertimento, in contrasto con le regole sociali. Sono sarcastici, ironici, spesso spregiudicati, sexy. Non necessariamente le drag queen sono gay, omosessuali o transessuali, possono avere qualsiasi orientamento sessuale. Questo è il mondo in cui il bambino drag queen viene a trovarsi.
Che dire sotto l’aspetto psicologico? Tanti sono le problematiche da valutare e molteplici le osservazioni relative all’età in cui tale fenomeno avviene. Mi soffermo solo su due aspetti: il travestimento e il gioco simbolico.

Il travestimento. Da sempre, per i bambini, piccoli e meno piccoli, il travestimento è un gioco affascinante e avviene durante il processo di sviluppo del gioco simbolico. Anzi, per travestirsi non esistono stagioni. Anche quando il carnevale finisce, il bambino continua a chiedere oggetti per travestirsi: è un gioco divertente, che aiuta a crescere e a sviluppare la simbologia. In particolare, i giochi di travestimento prendono forma tra 2 e i 6 anni. A seconda dell’età, poi, vi è una evoluzione nel travestimento.
Visto nell’ottica dello sviluppo, il gioco del travestirsi diviene un divertimento affascinante, in cui l’imitazione diviene un mezzo necessario per potersi identificare, cioè sperimentare il mettersi nei panni degli altri per facilitare una maggiore comprensione dell’altro.
Per una crescita armonica della personalità del bambino e per una maggiore comprensione degli altri, non ritengo assolutamente necessario che il bambino si metta nei panni di una signora sessualmente conquistatrice. È ciò che succede a un bambino che fa la drag queen. In pratica, il bambino drag queen elabora e la fa sua una realtà, che non gli è completamente estranea. Gli si fa vivere e mettere in gioco emozioni, conflitti, aspetti di una realtà con cui tende, in quanto bambino, a identificarsi e quindi ad acquisire una identità non corrispondente alla sua vera identità.
Di norma, il gioco del travestirsi fa emergere l’espressione del mondo interno e di come viene vissuto il mondo esterno. Il bambino racconta sé stesso, le persone che lo circondano, il suo essere con gli altri, per cui nel travestimento il gioco simbolico diviene un modo con cui il bambino si esprime ed esterna il proprio mondo interiore. In tal senso è un modo con cui l’adulto ha la possibilità di comprendere i vissuti del bambino, che altrimenti rimarrebbero inespressi. Non è il caso del bambino drag queen, in quanto si identifica in un mondo non suo, in cui l’imitazione e l’identificazione lo distolgono dalla realtà del suo essere bambino: il gioco estremamente simbolico della drag queen è alieno allo stadio di sviluppo e inquina i processi psicoaffettivi attraverso la sessualizzazione del comportamento.

Il gioco simbolico. Attraverso il gioco simbolico il bambino esplora e inventa il mondo, sviluppa la capacità di sostituire qualcosa con immagini pensieri, oggetti. È il gioco del far finta, in cui un oggetto assume un significato che va al di là della sua concretezza.
Nell’ambito della drag queen, che significato hanno per il bambino le scarpe con i tacchi a spillo, la gonna sfarzosa, sgargiante, strascicata? La parrucca fluente e colorata?
È vero: il bambino gioca con le scarpe della mamma e del papà, e si sente grande; si proietta nel mondo degli adulti con cui si misura, ma è un attimo, un segmento di gioco del far finta di essere, per ritornare nell’immediatezza ad essere sé stesso.
Per la drag queen il gioco si fa impegnativo, vi è una prolungata identificazione in un ruolo profondamente sessualizzato, della donna adescatrice, che mette in atto un comportamento estremo per la conquista sessuale dell’uomo. Il bambino da maschietto, che gioca con il trenino, deve identificarsi in una donna, non in una bambina, ma in una donna, in un periodo della crescita psicologica, in cui sta affrontando e maturando il processo di identificazione sessuale, cioè l’identità di sesso dovrebbe diventare identità di genere. Il bambino drag queen si trova a dover passare dal viversi come maschietto a viversi come femmina, ma non della sua età come la sua compagnetta di scuola, bensì una donna grande. Passa da ciò che è a quello che gli altri vogliono che egli sia ed egli si identifica. È un bambino soggetto a una sessualizzazione precoce, fluida e indefinita, a cui si chiede di comportarsi come una donna grande, definita nell’identità femminile. Tutto ciò gli viene insegnato e anche appreso per imitazione. Il mondo che gli viene costruito attorno non è quello della sua età, è tutto artefatto, per cui anche se, inizialmente è creato per una recita, con il tempo diviene il mondo reale sia esterno che interno. Cioè ciò che lo circonda gli costruisce il ruolo, diviene realtà interna.
A proposito di identificazione, non possono essere parole di un bambino di 7 quelle pronunciate da Nemis, cioè: “Penso che chiunque può fare ciò che vuole nella vita. Non importa cosa pensano gli altri… Se vuoi essere una drag queen e i tuoi genitori non vogliono, necessiti di nuovi genitori”. Siamo fuori dallo sviluppo di un bambino di 7 anni, che vive iperstimolato, esaltato, in un profondo conflitto intrapsichico con il dato di realtà. L’identificazione nella drag queen è a scapito di uno sviluppo consono con l’età.

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American College of Pediatrics: l’Ideologia di genere danneggia i bambini

American College of Pediatrics: l’Ideologia di genere danneggia i bambini
Gilberto Gobbi – 29 novembre 2018
Pubblichiamo di seguito la traduzione del documento adottato nel gennaio di quest’anno 2017 dal Collegio americano dei Pediatri. E’ un testo durissimo contro l’ideologia gender e i suoi perversi corollari, quali l’impiego di ormoni sessuali e della chirurgia e proviene da una dell più autorevoli istituzioni in materia.
Qui il testo originale con note [RS]:
https://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children
Il Collegio Americano dei Pediatri sollecita professionisti della salute educatori e legislatori a rigettare tutte le politiche che condizionino i bambini ad accettare come normale una vita di impersonificazione chimica o chirurgica dell’altro sesso. I fatti, non le ideologie, determinano la realtà.
La sessualità umana è un carattere oggettivo, biologicamente binario: “XY” e “XX” sono indicatori genetici del maschio e della femmina, rispettivamente – non marcatori genetici di un disordine. La norma per l’uomo è di essere concepito maschio o femmina. La sessualità umana è binaria per progetto con l’ovvio proposito della riproduzione e la continuazione della nostra specie. Questo principio è autoevidente.I rari e marginali disordini nello sviluppo sessuale (DSD), come ad esempio, ma non solo, la femminilizzazione testicolare o l’iperplasia adrenale congenita sono tutte deviazioni, medicalmente identificabili, dalla norma della duplicità sessuale e sono correttamente riconosciuti come disordine rispetto al disegno umano. Individui con DSD (anche indicati come “intersex”) non costituiscono un terzo sesso.
Nessuno nasce con un genere. Ognuno nasce con un sesso biologico. Il genere (la consapevolezza e percezione di sé stessi come maschio o femmina) è un concetto sociologico e psicologico, non un dato biologico oggettivo. Nessuno nasce con la consapevolezza di essere maschio o femmina: questa consapevolezza si sviluppa nel tempo e come tutti i processi di sviluppo può essere distorto dalle percezioni soggettive del bambino, dalle sue relazioni ed esperienze negative, dall’infanzia in avanti. Le persone che si identificano come se “si sentissero di un sesso opposto” o “tra un sesso e l’altro” non costituiscono un terzo sesso. Esse restano biologicamente maschi o femmine.
La convinzione di una persona di essere qualcosa che in realtà non è costituisce, nella migliore delle ipotesi, il segno di un pensiero confuso. Quando un ragazzo altrimenti sano crede di essere una ragazza esiste un problema oggettivo che sta nella testa, non nel corpo, e dovrebbe essere trattato come tale. Questi bambini soffrono di disforia di genere. La disforia di genere (GD), in passato annoverata quale Disordine dell’Identità di Genere (GID), è un disordine mentale riconosciuto nella più recente edizione del Diagnostic and Statistic Manual of the American Psychiatric Association (DSM-V). Le teorie sull’apprendimento psicodimanico e sociale dei GD/GID non sono mai state confutate.
La pubertà non è una malattia e gli ormoni che bloccano la pubertà possono essere pericolosi. Reversibili o meno, gli ormoni che bloccano la pubertà inducono uno stato di malattia – l’assenza della pubertà – e inibiscono la crescita e la fertilità in un bambino precedentemente sano.
Secondo il DSM-V, il 98% dei bambini con confusione di genere e l’88% delle bambine con confusione di genere accettano il proprio sesso biologico dopo che attraversano naturalmente la pubertà.
I bambini che assumono ormoni blocca-pubertà per impersonare l’altro sesso richiederanno ormoni cross-sex nella tarda adolescenza. Questa combinazione porta alla sterilità permanente. Questi bambini non saranno mai capaci di concepire un bambino neppure attraverso le tecnologie riproduttive. Inoltre, gli ormoni cross-sex (testosterone ed estrogeni) sono associati a gravi rischi per la salute, compresi (ma non solo) malattie cardiache, alta pressione, trombi, infarto, diabete e cancro.
I tassi di suicidio sono quasi venti volte più alti negli adulti che usano ormoni cross-sex e si sottopongono alla chirurgia per il cambio di sesso, persino in Svezia che è tra i paesi più tolleranti con le persone LGBTQ. Quale persona compassionevole e ragionevole condannerebbe i bambini a questo destino sapendo che dopo la pubertà l’88% della bambine e il 98% dei bambini accetteranno alla fine la realtà e raggiungeranno uno stato di benessere mentale e fisico?
Condizionare i bambini a credere che una vita intera di impersonificazione chimica o chirurgica dellaltro sesso sia una cosa normale è violenza sui bambini. Supportare la discordanza di genere come normale attraverso la scuola o le politiche legislative confonderà bambini e genitori, portando più bambini a presentarsi alle “cliniche del genere” ove gli daranno farmaci blocca-pubertà. Questo, in cambio, praticamente gli garantisce che essi “sceglieranno” una vita di ormoni cross-sex carcinogenetici e comunque tossici, e molto probabilmente penseranno a mutilazioni non necessarie delle parti sane del loro corpo quando saranno adulti.

Michelle A. Cretella, M.D.
President of the American College of Pediatricians
Quentin Van Meter, M.D.
Vice President of the American College of Pediatricians Pediatric Endocrinologist
Paul McHugh, M.D.
University Distinguished Service Professor of Psychiatry at Johns Hopkins Medical School and the former psychiatrist in chief at Johns Hopkins Hospital

Tratto da (ma potete trovarlo in altre pagine web che si occupano dell’argomento)
https://www.radiospada.org/2017/03/american-collegeop-lideologiadi-genere-danneggia-i-bambini/
#gender #nogender

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FONDAMENTI DI ANTROPOLOGIA SESSUALE- G.G. –

FONDAMENTI DI ANTROPOLOGIA SESSUALE – G.G –
GILBERTO GOBBI

1 – L’Uomo con “U” maiuscola non è il maschio, né la femmina, ma è la coppia umana.
L’uomo e la donna insieme costituiscono l’essere umano, in quanto sono complementari l’uno all’altra e nella loro unione si realizza la pienezza dell’umanità. E’ scritto nella Bibbia: “Dio creò l’uomo a sua immagine…, maschio e femmina lo creò”.

2 – Uomo e donna sono uguali nella sostanza, nella natura umana, ma sono diversi (due identità differenti) nella realtà, nella modalità di espressione della medesima natura umana.
Questa diversità non è opposizione, ma complementarietà.
La complementarietà tra uomo e donna appare evidente nella sessualità.

3 – La sessualità, come la persona nella sua identità, ha tre dimensioni: a) fisico-corporea, b) psicologico-relazionale, c) valoriale-spirituale.

4 – Tra uomo e donna vi è diversità a livello di tutte e tre queste dimensioni.
Le differenze più evidenti sono a livello fisico, ma molto conosciute sono anche alcune differenze a livello psicologico:
– diverso tipo di intelligenza (tendenzialmente più razionale nel maschio, più intuitiva bella femmina, ecc.);
– diverso tipo di sensibilità: nella donna maggiore intensità e persistenza delle emozioni e dei sentimenti, maggiore facilità nell’esternarli, ecc.;
– nell’uomo gestione più equilibrata dei sentimenti, emozioni forti, ma di breve durata, tendenza a “tenere dentro”, ecc.

5 – A livello valoriale va data la preminenza ad alcuni valori, come ad es, nell’uomo: libertà, responsabilità, impegno sociale; nella donna: amore, giusti-zia, fedeltà, religione…
Globalmente nel maschio prevale la tendenza al fare (costruire, produrre guadagnare, ecc.), nella femmina all’essere (essere bella, essere valorizzata, essere amata, ecc.).

6 – Naturalmente tutte le differenze ammettono delle eccezioni, che però non negano la regola.
La radicale differenza tra i due sessi esclude la vecchia questione della superiorità dell’uomo o della donna – Sarebbe come voler stabilire se è migliore una mela o una pera. Sono entrambe frutti, ma diversi, quindi confrontabili.

7 – Ogni persona nasce sessuata: ogni cellula del suo essere è contraddistinta dal sesso e nulla può cambiare questa realtà (dati scientifici delle neuroscienze).

8 – Ogni persona, in quanto sessuata fin dal suo concepimento, ha bisogno di riconoscere, assumere ed accettare la propria identità sessuale nelle sue tre componenti:
– fisico-corporea
– psicologico relazionale
– valoriale – spirituale
Di sentirsi e viversi accettato nella sua identità.
Questo avviene attraverso un processo di sviluppo dell’età evolutiva, non sempre senza difficoltà.

9 – Perché è così importante l’acquisizione della propria identità sessuale? Se non avviene, o avviene in modo inadeguato, ci saranno delle conseguenze a li-vello della realizzazione di sé, dell’espressione delle proprie potenzialità, delle scelte di vita.
Gli esempi di esperienza professionale sono molteplici (anoressia, difficoltà di relazione con l’altro, problemi di coppia, scelte di vita come la scelta gay, ecc.).

10 – Ci sono degli convenzioni, riguardo all’identità sessuale maschile e femminile, che oggi si tende a rifiutare, perché considerate stereotipi, ma non tutti sono negativi: alcuni corrispondono ad un orientamento naturale, come i diversi ruoli nella famiglia, o le preferenze professionali. Che ci siano delle professioni più adatte all’uomo o alla donna può anche essere uno stereotipo, ma è anche un dato di realtà ( Cfr.: la ricerca nei Paesi Nordici – Il paradosso norvegese).
Certamente l’uomo e la donna possono fare lo stesso lavoro, ma lo faranno in modo diverso.

11 – La sessualità è inscritta in ogni cellula del nostro organismo, non è un “optional”.
Per la teoria del Gender, invece, la sessualità è una libera scelta: ciascuno può essere ciò che preferisce. Si dice che i figli crescono benissimo con due mamme o due papà, che i figli “della provetta”, o dell’”utero in affitto” sono amati come quelli naturali e sono molto felici. E’ proprio vero? Ma quando questi figli cresceranno e vorranno conoscere la realtà della loro nascita, è proprio così scontato che andrà tutto bene?
Vi sono un’infinità di esempi dell’esperienza professionale sull’importanza delle radici e sugli effetti della loro privazione.
La teoria del Gender tende negare le differenze tra maschio e femmina e proporre l’interscambio dei sessi fin dalla primissima infanzia, in nome dell’uguaglianza (Es.: Bruce – Brenda – David)

12 – Forse varrebbe la pena riflettere sulle Parole di Papa Francesco, in P.zza S. Pietro il 15 aprile 2016, che hanno una pregnanza psicologica profonda:
“Mi domando, ad esempio, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non si sa più confrontarsi con essa”.

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L’ATTESA PRIMA DELLA NASCITA – G.G. –

L’attesa –
Un altro fenomeno da sottolineare, comune sia al maschio che alla femmina, è l’attesa prima della nascita.
Il bambino (maschio o femminina) è presente in positivo e/o in negativo nella mente, nella relazione e nell’affettività dei due genitori (padre e madre) prima della sua nascita. Viene pensato e verbalizzato un nome. Con l’ecografia la percezione del genere (sesso) maschile o femminile si concretizza. Dopo di allora il figlio viene pensato e vissuto con questo genere.
Alla nascita è presentato alla società e registrato con il sesso/genere, proprio della conformazione corporea e così il bambino acquista la sua visibilità psicosociale, maschile o femminile. Da quel momento ogni persona comincia il cammino nel mondo intrapsichico e si colloca con la propria identità psicosessuale come soggetto sociale.
Il linguaggio e la realtà, in cui ognuno è immerso e con cui si confronta, rinforza costantemente la distinzione di base fra il soggetto di sesso maschile e quello di sesso femminile: egli si conferma nella propria identità psicosessuale.
A lui ci si rivolge con la sua identità, maschile o femminile: il nome lo connota, dandogli significato e valore.
Ciò avviene per i maschi e per le femmine.

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